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Brochure Aldo Moro: per ricordare

La decisione del Consiglio Regionale della Puglia di dedicare ad Aldo Moro un ciclo di eventi particolarmente intensi e significativi, prosegue con l’organizzazione di questa mostra fotografica, che vuole ricordare il martirio del grande statista pugliese.

Il “Progetto Moro” ha coinvolto sinora centinaia di giovani, di operatori culturali, di amministratori, di docenti, chiamati a confrontarsi con uno dei più gravi attentati allo stato democratico del secondo dopoguerra, anche se questa iniziativa, si inquadra nel più vasto progetto di valorizzazione della memoria storica della nostra Regione, che vuole ricordare la statura intellettuale e politica di alcune personalità cha hanno onorato la storia della nostra Puglia e del nostro Paese. Per evidenziare plasticamente il contesto storico nel quale avvenne il rapimento e l’assassinio Moro, abbiamo deciso di allestire questa preziosa mostra fotografica delle prime ed ultime pagine della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, dedicate ai due mesi della sua prigionia e ai giorni successivi al ritrovamento del suo corpo.

Nessun giornale italiano più della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’, seppe raccontare quei tragici eventi con autentico dolore e partecipazione, a riprova del profondo legame che Moro aveva con la comunità pugliese e con il suo massimo organo di informazione.

 

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Aldo Moro: La verità negata – XVI Edizione

La XVII legislatura del Parlamento è terminata ed i lavori della Commissione Moro-2 pure. Ritengo doveroso raccontare l’intero percorso che dal 2013 fino al 2018 mi ha visto protagonista, insieme ad altri, della ricerca della verità sull’eccidio di via Fani e sul rapimento ed omicidio di Aldo Moro.

Il bisogno di verità mi spinge a questo lavoro insieme all’affetto di sei compagni che mai mi hanno lasciato durante il viaggio della speranza e della verità: Aldo Moro, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi. In questo lavoro utilizzo anche il materiale che Maria Fida e Luca Moro hanno raccolto per decenni: i giornali che parlano di Aldo Moro. Una enormità di stampa ingiallita: quella che va dal 1978 ad oggi.

Assieme tutta la corrispondenza di Maria Fida che va dal 16 marzo al 9 maggio 1978, le testimonianze ricevute durante la prigionia del padre, le lettere dei cittadini italiani che ricordano Aldo Moro per un incontro o per una cortesia ricevuta. Ed ancora le lettere di tantissimi brigatisti che dagli anni ottanta scrivono a Maria Fida a causa del suo gesto di perdono.

Le lettere di persone squilibrate che insultano Moro per le sue idee politiche. Le testimonianze della candidatura di Maria Fida al collegio senatoriale di Bitonto del 1987 e le lettere conseguenti alla sua fuoriuscita dalla DC. Tante lettere di uomini politici di tutti i partiti. Infine oggetti personali di Aldo Moro. Un enorme archivio di documenti pubblici e privati.

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Solo per Intimi

Non è semplice da ‘Grassi’ prefazionare un lavoro di ricerca eseguito da un ‘Grassi’. Noi, tuttavia, riteniamo di farlo con serenità d’animo e modestia intellettuale. Il lavoro ha costituito per l’Autore un impegno costante e serio, oltre che di notevole spessore qualitativo e quantitativo.
Egli ha dovuto impegnarsi con energica forza di volontà e, diciamo anche, di curiosità nella lettura e nella interpretazione di più documenti quali sono i Registri dei Battesimi, dei Matrimoni e dei Decessi conservati presso l’Archivio Capitolare della Concattedrale di Terlizzi e poi sui Registri demografici del Comune per la ricostruzione genealogica della famiglia di appartenenza.
Tenuto conto dell’analisi fatta su documenti relativi ad un arco di tempo lungo, plurisecolare, non rimane che elogiare il laborioso lavoro di ricerca certosina segnato da enorme utilizzo di tempo ritagliato agli innumerevoli impegni di varia natura.
L’Autore stesso nelle pagine seguenti fa cenno alla enormità di polvere mangiata nello scorrere i vari testi secolari e noi aggiungiamo che il lavoro merita degno plauso per l’enorme pazienza dettata da marcate doti intellettuali e culturali nel creare un metodo di ricerca valido che, con ripetute ed intersecantesi verifiche ad incrocio, ha portato faticosamente nel tempo alla strutturazione della piramide genealogica della famiglia ‘Grassi-Grasso’; cosa né semplice, né facile per chi conosce il vero lavoro di ricerca.

Questo lavoro, riteniamo, possa offrirsi da esempio e guida ad altri, che siano soggetti scolarizzati o non, per lavori di vera ricerca che non siano semplici scopiazzature informi ed anonime prive di rilevanti personali deduzioni e osservazioni.
Infatti l’analisi dei documenti operati dall’Autore procede a mo’ di avventura nella ricerca dei dati che registrano data di nascita, vita e data di morte di ciascun soggetto. Spesso, indietro nel tempo, risulta deceduto una persona di cui non è registrata la nascita, ma che pure è cresciuto nel tempo sino a costruirsi una famiglia con moglie, figli, nipoti e pronipoti.
Qui subentra il fiuto intellettivo ed intelligente del vero ricercatore che ritrova il bandolo della matassa procedendo a ritroso sino al completamento dei dati anagrafici di quella persona.
Tutto questo rende un lavoro, quello del nostro Autore, geniale e di interesse universale perché, al di là della determinazione dell’albero genealogico della famiglia Grassi-Grasso, fa trasparire norme e regole per la ricostruzione storica, di qualsiasi evento.

Con l’augurio e l’auspicio che i lettori sappiano rilevarlo!

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‘L’Italia fuori binario. Dalla tragedia del Pendolino di Piacenza alla grande solidarietà’

Prefazione alla II edizione di Gero Grassi, vicepresidente Gruppo PD Camera Deputati
 

Gaetano Morgese, poliziotto e studente di architettura, muore all’età di 23 anni, nella tragedia del ‘Pendolino’, verificatasi a Piacenza il 12 gennaio 1997. Maria e Giovanni mi chiedono di riscrivere ed aggiornare il libro ‘L’Italia fuori binario’, editato nel 2002, in ricordo del figlio.
Non è impresa facile per via dei miei impegni parlamentari, ma anche per la immensa attività che la Fondazione ha tenuto in questi 20 anni. Il libro va totalmente riscritto.
Accetto con grandissimo piacere perché scrivere di Gaetano e della Fondazione mi rende felice e fa parte della mia vita.
Leggo l’immensa Rassegna stampa e scrivo nei ritagli di tempo che i lavori della Commissione Moro mi consentono.
Dalla tragedia di un popolo a quella di una famiglia. Un filo lega le due vicende: l’amore per la vita espresso da Aldo Moro nel suo lungo iter politico e culturale combacia con il sorriso di Gaetano, la sua voglia di vivere e l’impegno della Fondazione che trasmette vita ai giovani mantenendoli agli studi.

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‘STUDIUM – Carcere e Cultura – Osservatorio Politico’ – Gero Grassi

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‘Aldo Moro e la Puglia – Atti del Convegno 24 settembre 2016’ – Gero Grassi

Introduzione
(Gero Grassi – Vicepresidente gruppo PD Camera dei Deputati)

Buonasera. Dobbiamo iniziare con una piccola variazione al programma. Non è stato facile mettere insieme tanti relatori. Il senso della serata è quello di offrire a Maria Fida Moro, che saluto e ringrazio per essere a Terlizzi, in occasione del centenario della nascita di Aldo Moro, un quadro della Puglia nel rapporto con suo padre. Abbiamo messo insieme squarci della nostra Puglia: Università, Regione, Sindaco di Bari, ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’, Sindaci di Palo del Colle, Bitetto, Noci, Polignano a Mare, Terlizzi, Vicepresidente regionale dell’ANCI Puglia che è di Alberobello, segretario del P.D. di Terlizzi. Vogliamo offrire, in occasione del centenario un quadro della presenza di Aldo Moro in provincia di Bari e rendere omaggio ad una persona ingiustamente sacrificata. Vi ringrazio della presenza e cedo subito la parola prima al direttore della ‘Gazzetta’, l’amico dottor Giuseppe De Tomaso, che segue quotidianamente l’intera vicenda Moro e poi al Presidente della Regione Michele Emiliano, che ringrazio a nome della comunità di essere qui a Terlizzi ad omaggiare Aldo Moro.

Sul manifesto e sull’invito vedete tre foto: una è di Aldo Moro, quella centrale è stata scattata a Terlizzi il 9 maggio 1978. Il signore con la coppola che somiglia ad un siciliano, è il professor Giuseppe Calò, molto più giovane di oggi. All’epoca era il segretario della DC, oggi è seduto con noi in seconda fila. Quel signore pessimo con i baffi, sono io! Esattamente il 9 maggio 1978.

La terza immagine, quella di sotto, è la piazza del Comune, piazza IV Novembre il 24 aprile 1963, un comizio di Aldo Moro. Ricordiamo il compianto professor Luigi Giangaspero, socialista ed il dottor Giuseppe Tricarico socialista anche lui e presente questa sera, che costrinsero Moro a parlare lì perché era fuori orario e quindi sul palco non poteva parlare. Si impuntarono e non gli consentirono di parlare sul palco, ma avevano ragione. Ai piedi di Moro, che parla su un improvvisato tavolino di un metro per un metro, c’è un bambino. Quel bambino, un po’ invecchiato, sono ancora una volta io! Informo i presenti che gli Atti del Convegno saranno pubblicati.

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‘Il carabiniere Domenico Oreste di Terlizzi e la nave Galilea’ – Gero Grassi

IL RICORDO DEL CARABINIERE DOMENICO ORESTE

Sono oltre tre anni che la mia attività quotidiana è connessa ad Aldo Moro ed alla ricerca delle motivazioni e degli uomini che, direttamente o indirettamente, partecipano prima al rapimento e all’eccidio della scorta il 16 marzo 1978 in via Fani, a Roma, poi all’omicidio dello statista democristiano, il 9 maggio 1978. Un giro d’Italia interminabile per parlare con i cittadini ed oltre trecentocinquanta manifestazioni.

Accanto a tutto ciò, i lavori della Camera e della Commissione d’Inchiesta. Tempo libero totalmente inesistente. Quando il mio amico Mimmo Oreste, nel suo bellissimo locale di via Giulia Superba, completamente restaurato a pietra viva, dinanzi ad un ottimo liquore di mandarino, gustato dopo aver assaporato prelibate olive all’acqua ed una squisita salsiccia fresca, fatta secondo la tradizione familiare di casa Oreste, mi ha parlato di suo nonno e della tragedia che lo vede protagonista nel lontano 1942, nella espressione sempre seria e responsabile di Mimmo, ho visto brillargli gli occhi.

Mi ha descritto le tante ricerche fatte per dare una storia al nonno mai conosciuto. Quasi un riannodare i fili di una famiglia vissuta che, dalla tragedia della perdita del capo famiglia, ha tratto la forza per essere una famiglia ‘normale’.

 

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‘L’Italia, la Costituzione e l’Europa nel pensiero di Aldo Moro’ – Gero Grassi ed altri Autori

Ettore Rosato
Presidente Gruppo PD, Camera dei deputati

Il Gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera dei deputati ha deciso di comporre questa piccola antologia – un frammento di una produzione più ampia e articolata – degli interventi e degli scritti di Aldo Moro, per ricordare, anche nel tempo della politica sui social, una delle figure più rappresentative della vita politica e civile del nostro Paese, un personaggio tra i più rilevanti della nostra storia repubblicana. Riproporre e ricordare, a cento anni dalla nascita, la figura e la vicenda politica e umana di Aldo Moro vuol dire mettere in campo, mostrare e valorizzare la politica come impegno personale e responsabile, come lavoro per il bene comune. Aldo Moro è stato autorevolmente e convintamente uomo di parte e di partito e allo stesso tempo uomo delle istituzioni, capace di percepire, anche da prestigiosi ed importanti incarichi di governo, i mutamenti sociali e politici della sua epoca. Tentava di governarli e, prima ancora, di capirli, riuscendo ad “immaginare” spazi laddove altri vedevano soltanto strettoie, opportunità dove altri vedevano essenzialmente pericoli.

Questo è forse uno, fra tanti, dei lasciti più importanti di Moro: la capacità e la volontà di sperimentare nuovi assetti, di spingere il proprio pensiero oltre il contingente, di perseguire, in tutte le occasioni che lo hanno visto protagonista, gli ideali di libertà e democrazia attraverso una prassi costante di allargamento della partecipazione alla vita politica. Per cogliere questi aspetti abbiamo deciso di seguire, come ispirazione, due aspetti fondamentali della biografia di Moro: la fase del suo impegno in Assemblea Costituente, e quella della politica estera, sia come Ministro degli Esteri che in qualità di Presidente del Consiglio.

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‘La verità è sempre illuminante e ci aiuta ad essere coraggiosi’ – Gero Grassi

Gero Grassi è nato a Terlizzi (Bari) il 20 aprile 1958. Dirigente Ufficio Legislativo della Regione Puglia. Si forma nell’Azione Cattolica e nelle Acli. Aderisce alla DC, al PPI, alla Margherita e al PD seguendo un percorso politico in linea con il suo pensiero. Sindaco DC dí Terlizzi, Segretario provinciale Bari PPI e Margherita, poi Segretario Regionale Margherita Puglia. Eletto Deputato nel 2006, è alla sua terza legislatura. Impegnato nel campo della Sanità e nella Commissione Affari Sociali della Camera. Ricopre l’incarico di Vicepresidente del Gruppo PD della Camera. Promotore della legge istitutiva della Commissione d’inchiesta sulla strage dí via Fani e sull’omicidio di Aldo Moro. Nell’ottobre 1963, quando ha poco più di cinque anni, Aldo Moro lo prende in braccio durante un comizio, cui assistono migliaia di cittadini di Terlizzi.

Ama definirsi l’ultimo moroteo ‘in servizio’. Fermamente convinto che la verità sul caso Moro non è ancora emersa, ritiene sempre valida l’espressione di Carlo Bo, Rettore dell’Università dí Urbino, che parla, nel 1979, di ‘Delitto di abbandono’. Gira l’Italia per parlare di Aldo Moro e scoprire la verità sul rapimento e l’omicidio, al fine di dare giustizia ad un Uomo e consegnare ai cittadini un’Italia più civile, più democratica, più libera, più sicura. Ha già tenuto dal 2014 ad oggi 300 manifestazioni sul tema: ‘Chi e perché ha ucciso Aldo Moro’, altre sono programmate.

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‘La lotta al terrorismo’ – Gero Grassi ed altri Autori

Il 6 aprile 1977 Aldo Moro, Presidente nazionale della DC, si reca a Firenze ad una manifestazione contro il terrorismo.

Moro parla a braccio. Non esiste testo scritto. Il discorso è ritrovato, con grande difficoltà, attraverso il nastro registrato, dalla DC fiorentina nel luglio 1982 ed è pubblicato integralmente su ‘Il Popolo’ dell’8 agosto 1982.

Proviamo ad inquadrare storicamente il tempo nel quale si inserisce questo pregevole intervento, premonitore di una violenza inaudita, ma foriero di sentimenti positivi e di speranza nel domani.

L’Auditorium del Palazzo dei Congressi è stracolmo di gente. Quello che è stato pensato come evento di partito si trasforma nella risposta civile e democratica dell’intera Firenze al terrorismo e alla violenza. Il palazzo dei Congressi è pieno di dirigenti ed attivisti degli altri partiti.

Moro ringrazia e saluta il sindaco comunista Elio Gabbuggiani, impedito ad Esserci. Ha scritto una lettera di solidarietà e vicinanza alla DC, anche a nome del Consiglio Comunale di Firenze.

A Firenze nei mesi precedenti l’evento ci sono stati pestaggi di militanti democristiani, sei sedi DC sono incendiate nella notte del 3 aprile, una bomba sotto la sede della DC provinciale, in via Cavour, è disinnescata all’ultimo momento.

La DC risponde con una analisi lucida ed attenta del suo uomo migliore, capace di autocritica, ma pronto ad interrogarsi sul come rispondere democraticamente a forme di violenza ed intolleranza inaudita. Non si tratta solo di condannare, ma di studiare come evitare che il terrorismo trovi sponde nella popolazione e rilanciare l’insieme della partecipazione democratica attraverso lo Stato, i partiti, i sindacati, l’associazionismo.

 

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