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PROTAGONISTI DEL NOSTRO TEMPO – Un saluto al Dirigente Scolastico prof. Pietro Porfilio

 

A conclusione, degnissima, di una lunga carriera nel mondo della scuola, il Dirigente scolastico, prof Pietro Porfilio, fino al 31 agosto 2011 alla guida della Scuola secondaria di I grado “G. Gesmundo”, non poteva non mettere a disposizione del territorio che ha accompagnato tutta la sua vita professionale, la lunga e intensa esperienza maturata.
Pertanto, messa ben presto da parte la voglia – comprensibile – di godersi la sospirata quiescenza, il giorno 22 ottobre, è stato ispiratore, promotore ed animatore di una tavola rotonda dal titolo: “La scuola pugliese volano di sviluppo della comunità e del territorio regionale” a cui hanno partecipato relatori d’eccezione come la dott.ssa Lucrezia Stellacci (Direttore Generale Uff. Scol. Reg.le per la Puglia), Don Pietro Rubini (Direttore dell’Ufficio Liturgico e Cerimoniere di S.E. Luigi Martella, Vescovo della Diocesi di Molfetta, Terlizzi, Ruvo e Giovinazzo), l’Onorevole Gero Grassi (Vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, nonchè  ex alunno della scuola “Gesmundo”).
Ha aperto la serata, per debito d’immagine,  il coro “Millico”, fiore all’occhiello delle iniziative scolastiche, diretto dal prof. Angelo Anselmi,  con l’esecuzione dell’Inno della scuola e del coro dell’Aida. Alla applauditissima esibizione sono seguiti i saluti del Rettore dell’Università di Foggia, il terlizzese Giuliano Volpe e del Dirigente Scolastico prof. Matteo Azzollini, successore nella direzione della scuola “Gesmundo”, che, di buon grado, si è assunto l’onere di condurre il dibattito come moderatore.
Il confronto tra gli intervenuti è stato subito aminato ed interessante; si segnalano, tra gli altri,  gli apprezzati interventi dell’Assessore ai Servizi Sociali Santina Mastropasqua, dell’Ispettore Scolastico dott. Donato Marzano, del Rettore del Seminario Vescovile don Michele Amorosini e del docente Collaboratore vicario prof.ssa Gaetana Di Molfetta.
Una vita, quella del prof. Porfilio, trascorsa nella scuola in vesti diverse, prima come insegnante poi come Dirigente. Un’esperienza educativa che ha visto crescere negli studi e nella vita numerosi allievi. Entrato nel sistema scolastico come insegnante di scuola elementare, è stato docente di materie letterarie nelle scuole medie, infine Dirigente Scolastico di questa istituzione, senza soluzione di continuità, per diciotto anni.
Coordinatore e animatore delle attività didattico-formative nella scuola di servizio, ha favorito interventi di collegamento costante con la realtà territoriale, di approfondimento della storia contemporanea e di appropriazione della cultura del territorio. Costante ed attenta la sua  presenza a tutte le manifestazioni scolastiche,  ha sempre incoraggiato i ragazzi che partecipavano ai lavori, sollecitandoli continuamente ad esprimere al meglio la loro creatività.
Un grazie di cuore, dunque, ad un Preside che ha saputo vivere nella scuola con intensa passione e smisurato amore, tenendo altresì vivo, costantemente, l’attaccamento alle Istituzioni e al senso del dovere.
 
Protagonisti del nostro tempo – giornale scolastico scuola Gesmundo Terlizzi
Anno IX – a.s. 2011 – 2012

 

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PROTAGONISTI DEL NOSTRO TEMPO – Un’esperienza da ricordare

Un incontro speciale quello che noi, alunni delle classi terze A e B, abbiamo avuto il 3 marzo, nell’ Aula Magna della nostra scuola, prima della partenza per il viaggio di istruzione a Roma, la cui finalità principale verteva sulla visita a Palazzo Montecitorio.
E’ stata una lezione di approfondimento su temi già trattai in classe con i nostri professori di Italiano, Storia ed Ed. Civica, dopo aver letto ed analizzato un libricino “Una giornata a Montecitorio” che ci è stato donato in anticipo dal nostro ospite d’eccezione sui “luoghi istituzionali”, sulle funzioni degli Organi del Governo, sulle funzioni di ambienti, sale e aule del famoso Palazzo.
Noi ragazzi abbiamo avuto la possibilità di incontrare e dialogare direttamente con un nostro concittadino, l’Onorevole Gero Grassi, Deputato dal 2006, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della camera, ex alunno della Scuola Media “G. Gesmundo”, la stessa che noi stiamo frequentando. Durante questo incontro l’Onorevole ha parlato dei valori e dei fondamenti della Costituzione, del ruolo dei parlamentari e del Presidente della Camera, di come si svolge il lavoro in Aula e delle Commissioni ed ha risposto alle nostre curiosità sulla vita politica, sulla struttura e sugli ambienti che avremmo visitato nel luogo dove si approvano le leggi. Fare lezione così è molto più bello ed interessante. Finalmente la partenza per Roma e il 7 marzo a Palazzo Montecitorio, non sui libri ma dal “vivo”: che emozione è stata per tutti noi! Accompagnati da alcuni nostri docenti, da una guida istituzionale e dallo stesso Onorevole Gero Grassi è iniziata la nostra visita in quell’edificio speciale ed affascinante. Il percorso ha avuto inizio dal Transatlantico detto anche “Corridoio dei passi perduti, opera dell’architetto palermitano Ernesto Basile, un salone lungo ed imponente posto sul diametro dell’ emiciclo con un pavimento in marmo siciliano, che deve la sua curiosa denominazione allpresenza di particolari plafoniere tipiche delle grandi navi di inizio Novecento. Qui abbiamo potuto osservare un documento prezioso, la prima copia della Costituzione della Repubblica italiana e abbiamo chiacchierato con alcuni Onorevoli che, gentilmente, si sono intrattenuti con noi dialogando sui principi civili, politici e sociali su cui si fonda la legge fondamentale dello Stato Italiano. Il nostro percorso è continuato con la visita dell’Aula delle sedute, l’emiciclo, illuminato da uno straordinario lucernario a ventaglio in stile liberty, opera di Giovanni Beltrami, adornato dal pannello di bronzo posto alle spalle dello scranno del Presidente, opera di Davide Calandra e dal fregio pittorico che circonda in alto l’Aula di Aristotele Sartario, dedicato alla storia del popolo italiano. E’ stato qui che noi ragazzi abbiamo compreso fino in fondo lo scopo principale della nostra visita: la consapevolezza dei valori costituzionali e dei valori della Patria per diventare buoni cittadini. In seguito abbiamo attraversato il Corridoio dei busti e siamo giunti nella Sala della Regina, le cui pareti sono impreziosite da enormi arazzi di pregio. Infine il nostro percorso è terminato con la visita della Sala “Aldo Moro”.
Dopo questa istruttiva esperienza, la politica è diventata molto più interessante per noi alunni poiché abbiamo avuto modo di “viverla” e “osservarla” nei luoghi di attuazione. Abbiamo inoltre compreso meglio il significato delle parole di Pietro Calamandrei quando afferma nel discorso agli studenti milanesi pronunciato nel 1955 che tutti siamo “equipaggio” di quell’imbarcazione che è lo Stato e quindi tutti dobbiamo svolgere il ruolo di cittadini attivi nella società per costruire un futuro migliore.
 
Ruggieri Paola 3^ A – Cantatore Carmen 3^ B
 
Protagonisti del nostro tempo – giornale scolastico scuola Gesmundo Terlizzi
Anno IX – a.s. 2011 – 2012
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Non si può pensare di risolvere i problemi del Paese facendo il gioco delle tre carte


Nota dell’on. Gero Grassi – Vicepresidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati
 
Pensare al futuro senza risolvere i problemi del presente è da irresponsabili.
Immaginare alleanze contro qualcuno, piuttosto che pensare ad alleanze basate sulla condivisione di progetti, è quanto meno ‘deludente’.
Il Presidente Gianfranco Fini pensando alle elezioni politiche del 2013 annuncia: ‘alleanze sì ma senza Vendola’.
Antonio Di Pietro invece afferma ‘se il duo D’Alema-Casini vuole costruire una coalizione in continuità con il governo Monti, noi certamente non ci saremo.’
Una riflessione è d’obbligo. Non si può pensare di risolvere i problemi del Paese facendo il gioco delle tre carte. Non si può pensare di risolvere i problemi dell’economia Italiana puntando il dito contro il Presidente Monti, che ha ereditato una situazione disastrosa e non si è tirato indietro pur sapendo che sarebbe andato incontro a difficoltà estreme…
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Il 13 luglio a Terlizzi presentazione del libro del sen. Giuseppe Ayala

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LA NUOVA CITTA’ – Buona sanità all’ospedale Sarcone

‘Buona sanità all’ospedale Sarcone’
Il governatore Vendola non opererà tagli indiscriminati alla ‘salute della sua Terlizzi’
dell’on. Gero Grassi
 
 
 
 
‘La Nuova Città’, nel numero di maggio, mi cita in un articolo dell’avv. Giovanna De Leo. È una lettera aperta indirizzata al direttore generale dell’Asl/Ba Domenico Colasanto, al presidente della regione Puglia Nichi Vendola e a me. Ha per titolo ‘Buona sanità all’ospedale Sarcone’.
Condivido in larga parte le riflessioni dell’avv. De Leo. Come non apprezzare il lavoro straordinario che svolgono medici e paramedici nell’ospedale ‘Sarcone’, pur dovendo fare i conti’con mille difficoltà, determinate dalla crisi economica che ha travolto tutto e tutti?
La buona volontà e l’abnegazione contraddistinguono gli operatori sanitari del ‘Sarcone’ e garantiscono una risposta soddisfacente per i pazienti.
È chiaro che con la buona volontà si possono effettuare visite oltre l’orario di lavoro, si può essere gentili, ma non si possono acquistare le attrezzature e la strumentazione. Né sono sufficienti a garantire le ‘stabilizzazioni’, tanto meno nuove assunzioni.
Sulla sanità non si dovrebbe mai risparmiare, perché risparmiare equivale a mettere a repentaglio la salute dei cittadini. In sanità la spesa va considerata investimento, non altro. Purtroppo, per tanti anni, gli sprechi hanno dilagato ovunque, determinando il deficit che oggi incombe sulle nostre spalle. Sprechi effettuati generalmente e trasversalmente da tutti, cittadini compresi.
La situazione del ‘Sarcone’ non è una situazione isolata. La Puglia vive in ogni territorio situazioni simili e va sottolineato che il bisogno di salute non può e non deve contrapporre i cittadini delle varie comunità, gli uni contro gli altri. li sistema sanitario nazionale deve garantire la sanità a tutti.
Terlizzi ha vissuto con il suo ospedale anni splendidi. Un riferimento, il ‘Sarcone’, per un bacino d’utenza larghissimo. Oggi le cose sono cambiate. La crisi economica chiede a tutti rigore, oculatezza nelle spese e sapiente gestione delle risorse.
Dobbiamo ripartire da qui, sapendo che la situazione economica del paese non è più quella di cinque anni fa. Dobbiamo costruire la sanità del domani. L’obiettivo deve essere sempre quello di garantire la sanità a tutti, ma gli sprechi, i doppioni, le ‘unità operative’ con medesime prestazioni a 20 chilometri di distanza, non possiamo più reggerle. Non possiamo più reggere ospedali comunali.
Dobbiamo disegnare una sanità che garantisca tutti e convogli l’eccellenza in presidi ospedalieri di riferimento. Continuare ad immaginare un ospedale di riferimento in ogni paese, è come chiedere di avere una Università in ogni città. Non è possibile. È dispendioso e andrebbe a peggiorare la pressione fiscale, già difficile da sostenere.
Sono un deputato del Parlamento italiano. Il mio ruolo è ‘fare le leggi’ per migliorare la vita dei cittadini. Il presidente della regione Nichi Vendola e il direttore generale dell’Asl/Ba Domenico Colasanto hanno certamente la facoltà di intervenire in favore del ‘Sarcone’ e sono certo che non si sottrarranno all’unità del sistema sanitario pugliese.
Per parte mia evidenzio alcune anomalie e svolgo alcune proposte.
L’anomalia: la sanità attuale in Puglia sembra non avere una regia unica e obiettivi condivisi da raggiungere. Più situazioni fanno pensare a monadi che si muovono diversamente. Nel concreto perchè nessuno dice che in provincia di Bari non possiamo più avere, nel 2012, oltre dieci ospedali? Perché pochi dicono che il sistema sanitario va considerato a rete e non ad ospedale? Perchè pochi dicono che la sanità va ulteriormente deospedalizzata e resa territoriale per ridurre la spesa ed offrire un servizio migliore?
Perché alcuni direttori generali, troppo chiusi alla popolazione, spesso lasciano andare in asfissia alcuni reparti invece di intervenire anche con provvedimenti drastici ma funzionali? Perché nessuno, tranne Nichi Vendola, pensa di agire sulla distribuzione nazionale delle risorse economiche in sanità rivedendo i criteri di distribuzione, che attualmente danneggiano le regioni meridionali per via della popolazione più giovane? Perché nessuno capisce che lasciare solo alla Conferenza Stato-Regioni il tema della distribuzione delle risorse penalizza il Mezzogiorno?
Nell’ultimo incontro con la regione Puglia, presenti i vertici istituzionali e la minoranza, ho proposto intervento alla Corte Costituzionale e tutti si sono detti d’accordo.
Mi rendo conto che non posso chiudere questa mia riflessione senza aggiungere, rispetto alle note dell’avv. Giovanna De Leo, considerazioni urgenti sugli ultimi fatti relativi ‘al Sarcone’.
Rispondo dicendo che la situazione economica e la sanità del futuro, molto meno ospedalizzata di quella odierna, impongono alla Regione Puglia di avere in provincia di Bari sei soli ospedali: Policlinico, San Paolo, Di Venere, il costruendo Ospedale della Murgia e due da costruire, uno per il sud barese e parte del brindisino, l’altro per il nord barese e parte della sesta provincia.
L’avv. Giovanna De Leo bene ha fatto ad evidenziare il problema sulle colonne del giornale, ma per onestà devo sottolineare che sposo la causa, come ho sempre fatto, affiancandomi ai cittadini, ma non sono amministratore regionale.
Ho fiducia nel futuro. Al buio segue sempre la luce, credo che se lavoriamo tutti insieme per ridisegnare il nostro futuro, saremo in grado di realizzare la sanità che vogliamo e che ci indica la Costituzione, senza la difesa di interessi personali, localistici e senza livori derivanti da residualità istituzionali.
Ho parlato più volte con Vendola della situazione, anche nelle ultime ore. Ho trovato una persona amareggiata di non essere compresa nella difficoltà economica del Paese, ma tranquilla di fare il proprio dovere sino in fondo. Sono certo che il presidente della regione, nel suo grande amore per Terlizzi, sappia bene che ha il dovere di coniugare il diritto alla salute con la situazione economica dell’Italia e che mai opererà tagli indiscriminati che riducano il diritto delle persone a curarsi dignitosamente.
Forse è il caso che si socializzino non strali ed urla, ma la consapevolezza della situazione dell’Italia e il modo per guardare al futuro con serenità.
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LA NUOVA CITTÀ’ – Liceo T. Fiore e Giovani al Sud

Liceo T. Fiore e “Giovani al Sud”
 
Il liceo statale “Tommaso Fiore”, dopo un intenso percorso di formazione rivolto alle classi quinte, ha organizzato due eventi in cui si è parlato di giovani al Sud, in crisi con la politica e senza una lira.
Come fare a proteggere la democrazia, il dono politico più prezioso eppure più vulnerabile del nostro tempo? Come rianimarla e ripopolarla? Quali strade percorrere per fare in modo che questo valore così alto possa uscire dal “palazzo” ed entrare nella cultura della gente? Partendo da un confronto tra l’europarlamentare Sergio Paolo Silvestris e l’assessore regionale Guglielmo Minervini, si è cercato di analizzare le criticità del presente e di immaginare una democrazia diversa, più quotidiana e incisiva. Mentre l’onorevole Gero Grassi e il sindaco Ninni Gemmato hanno aiutato il giovane pubblico a comprendere la necessità di una democrazia partecipata, di genere, economica e non solo politica, in un background urbano e nazionale caratterizzato da profonde trasformazioni. Entrambi gli appuntamenti sono stati moderati dal prof. Alberto Altamura e hanno visto la partecipazione sempre attiva e propositiva del dirigente scolastico, prof.ssa Nunzia Tarantini.
f.m.l.
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LA NUOVA CITTA’ – Gli sberleffi di Dario

Gli sberleffì di Dario
 
Il governatore Vendola e l’onorevole Grassi, entrambi, se pure non comparendo (tranne un tardivo ripensamento di Nichi), sono stati lo stesso grandi protagonisti di questa cruenta campagna elettorale. Con la loro proverbiale discrezione e pudicizia politica, intese da taluni maliziosi come meditato astensionismo, si sono meritati quanto meno il grazie… di chi ha vinto.
Tutti gli argomenti della campagna elettorale sono stati trattati in modo compiuto e approfondito, nessuno è rimasto, come dire?, appeso, tranne uno che guarda caso riguardava un candelabro. Sono gli scherzi della dialettica.
Di tanto in tanto, in campagna elettorale, i candidati si sono graziosamente rivolti domande allusive, tipo: che mestiere fai?, perché non ti sei sposato?, ecc. È mancato forse l’interrogativo che più avrebbe potuto interessare l’opinione pubblica e cioè: perché ti sei candidato?
Di tutti i partiti che se le sono date di santa ragione uno ha fatto finta di esserci e cioè l’Italia dei valori. Con sorprendente abilità, che meriterebbe approfondita analisi scientifica, sino alla fine non è riuscito a decidere da quale parte sta in maggioranza oggi siedono due consiglieri comunali che l’altra volta brillarono per vivacità polemica. Si tratta di due buontemponi, abili negli scherzi con cui sicuramente anche questa volta cercheranno di tenere allegra la compagnia, salvo che non si ricordino di essere in maggioranza.
A proposito di buontemponi uno di prima classe può definirsi il commissario prefettizio uscente: s’è dimenticato di approvare il bilancio, predisposto già a suo tempo dall’amministrazione in carica. Si dice che da parte sua sia stato un gesto di rispetto nei confronti dal nuovo consiglio comunale. Si dà il caso che ora le parti politiche sono invertite in consiglio comunale e, come si può ben notare, qualcuno comincerà il proprio mandato con un atto di ipocrisia. Ouanto meno, però, questa volta vi sarà costretto dalle circostanze.
In consiglio comunale siederanno sedici membri. Una nuova legge li ha ridotti a tanto da venti. Ebbene, tra di loro ci sarà soltanto una donna. Da sempre, l’avvenenza e la grazia della donna costituiscono per l’intera umanità ragione di lotte e persino di guerre. Come dimenticare a tal proposito le vicende della guerra troiana? E ancor prima, come dimenticarsi di Eva e della sua mela? Il mito e la Bibbia sono maestre di vita. Se ne saranno, evidentemente, ricordati gli elettori, magari tutti quelli maschi e sposati che, pur avendo a disposizione una intera lista di donne, le hanno tutte fatte fuori spinti da un afflato di misogenia ancestrale.
E bene augurare comunque buon lavoro all’unica donna presente in consiglio, non fosse altro perche’” non è sposata”.
Dopo gli eletti ci soni i primi dei non eletti. Si tratta di una categoria di politici che godono di una particolare franchigia per accaparrarsi posti di governo o quant’altro. Come dire che talvolta conviene più il premio di consolazione che vincere la posta in gioco.
Il rappresentante di lista. Di chi si tratta? Il rappresentante di lista è una figura prevista dalla legge a tutela di chi si candida, perciò gli è consentito accedere al seggio elettorale, di stanziarvi e addirittura di intervenire con osservazioni, se pur non vincolanti ai fini decisionali, durante le operazioni di voto e di scrutinio. Una specie di guardaspalle che avrebbe più credibilità se il rappresentato, per mal vezzo diffuso, non lo gratificasse con una sorta di rimborso spese. Una abitudine che produce indirettamente sperpero di denaro pubblico, perché a costoro è assicurata la giustificazione per l’assenza dal posto di lavoro nei giorni del voto, giorni durante i quali corre comunque la paga e la previdenza sociale a carico della collettività.
La magagna maggiore non è questa, perché molto spesso si tratta di giovani studenti e disoccupati che brigano comprensibilmente per la gratifica loro promessa, ma quella di diventare l’anello di una filiera per un voto di scambio mascherato protetto dalla legge, una riserva di consenso tanto più grande quanto più capitale vi si può impiegare. Con buona pace di tutti i principi di democrazia e di lealtà.
Questo non è proprio uno sberleffo, spero proprio che somigli piuttosto ad un upperkut in grado di mandare ko la degenerazione che del “rappresentante di lista” si fa ogni volta che si vota.
Di certo c’è da sperare che la nuova squadra di governo si faccia notare per la sua complessiva competenza tecnica. Non c’è, invece, da preoccuparsi per la competenza politica. A questa ci sta pensando il sindaco.
Eppure già c’è chi si è scatenato facendo circolare voci maliziose che in questo frangente vogliono il sindaco impegnato più che a pensare ad applicare suggerimenti che in altri tempi si chiamavano “manuale Cencelli”, una specie di catalogo della spartizione del potere avente come principio discriminante l’appartenenza che, come è noto, non sempre coincide con la competenza.
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LA NUOVA CITTA’ – All’avv. Michele Berardi

All’avv. Michele Berardi
“La nostra opposizione non farà sconti a nessuno”
 
A cura di Laura Giovine
 
 
Dopo 8 anni di governo centrosinistra, non aspettava un risultato così.Cosa non ha funzionato?
 
Sicuramente sul risultato ha inciso fortemente il fatto di aver subito lo scioglimento anticipato del consiglio comunale e quindi non aver potuto portare al termine naturale il mandato elettorale a suo tempo ricevuto. Questo ha complicato oltremodo la competizione elettorale, perché non ha consentito a questa esperienza di governo pulita, lungi- mirante e trasparente di programmare l’appuntamento elettorale quindi di potersi ricandidare al governo della città facendo conoscere i risultati ottenuti.
 
La sua candidatura è stata vista come un”imposizione dall’alto”. Come risponde a questa critica?
Non credo proprio.
La mia candidatura è stata esclusivamente il frutto di un lavoro assessorile dignitoso e fuori dagli schemi soliti della politica politicante, che credo abbia portato buoni frutti a questa comunità. Poi ho accettato la candidatura unitaria del mio partito e mi sono sottoposto al giudizio degli elettori attraverso le primarie.
Quindi posso dire che è del tutto fuori luogo affermare che la mia fosse una imposizione dall’alto, anzi era la candidatura di una classe dirigente che si è fatta da sola e che ha deciso di non avere padrini e/o padroni politici.
C’è qualcosa che non farebbe di nuovo?
Assolutamente rifarei tutto quello che ho fatto!
Le va dato atto di essersi battuto con onore e senso di sacrificio in un clima almeno apparente di defezione dei big locali come l’on. Grassi o il presidente della giunta regionale Vendola, Si è sentito abbandonato?
Non mi sono sentito abbandonato per il semplice motivo che eravamo ben consapevoli della distanza politica siderale con l’onorevole e della differente idea che aveva il presidente Vendola rispetto alla mia candidatura ed alle decisione che il centrosinistra ha assunto rispetto a chi si è reso protagonista dello scioglimento anticipato del consiglio comunale.
Devo comunque ringraziare Nichi Vendola per la sua vicinanza almeno durante il ballottaggio, per me è stato molto importante e mi ha dato la forza di andare avanti in una situazione molto complicata.
Quale opposizione condurrà in consiglio comunale?
Una opposizione che non farà certo sconti a nessuno, perché nessuno ne ha fatti a noi.
Certamente sarà però diversa da quella che abbiamo subito. Sappiamo per filo e per segno cosa abbiamo lasciato e vigileremo perché lo si porti avanti senza alcun tentennamento nell’interesse della città.
Poi sarà chi ha parlato di discontinuità che dovrà giustificarsi con i cittadini se il proprio operato, almeno per i primi due anni, non sarà altro che l’attuazione della progettualità messa a frutto dal centrosinistra.
Sono sicuro che nei prossimi mesi emergeranno tutte le contraddizioni politiche del patto di responsabilità che si sono inventati solo per nascondere il più becero dei trasformismi sempre interpretato, guarda caso, dagli stessi personaggi.
Come vede il futuro del centrosinistra locale?
Io credo che il lavoro fatto durante la campagna elettorale non dovrà andare disperso. Abbiamo ricostruito una coalizione politica seria e coerente con se stessa, il lavoro da fare sarà tanto ma siamo pronti alla fatica dell’essere opposizione.
La scommessa per il futuro, almeno per quanto mi riguarda, sarà quella di lavorare per far emergere una nuova e più giovane classe dirigente pronta a governare Terlizzi.
Personalmente, se riuscirò a contribuire a fare questo penso che il mio ruolo politico attivo potrà terminare con piena soddisfazione, atteso che credo fermamente che l’esperienza politica debba essere a termine e non come spesso accade anche da noi una vicenda ereditaria.
Con quali soggetti e partiti intende dialogare per costruire un’alternativa vincente?
Così come ho detto più volte durante la campagna elettorale, e senza secondi tini, il centrosinistra deve per forza di cose farsi interrogare dal fenomeno delle liste civiche, che ha visto nel dott. Vitagliano il suo massimo interprete.
Bisogna iniziare un dialogo e confronto serrato a partire dalla condivisione e costruzione di una opposizione che possa servire alla città.
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LA NUOVA CITTA’ – Sub-umani

Sub-umani
Ha sbottato. E ha finito per dirlo chiaro e tondo. Fuori dai denti. Ma che orrore!
Pensavamo che la parola “sub-umani”, riferita da un simile ai propri simili, appartenesse al gergo livoroso e ormai desueto di chi ha prodotto la persecuzione o le discriminazione razziale: di chi ha voluto allestire i forni di Auschvitz, per intenderci; o gli ambienti separati tra bianchi e neri a Pretoria, per capirci.
Invece no! “Sub-umani” è la parola che ritroviamo pari-pari nel farneticante comunicato stampa con cui Vincenzo di Tria, ex sindaco di Terlizzi, stigmatizza l’augurio rivolto dall’on. Gero Grassi a Ninni Gemmato neosindaco, che servirà la comunità terlizzese nei prossimi cinque anni. Un gesto di correttezza istituzionale fra chi compone il Parlamento e chi è preposto all’Ente locale, manda in bestia I’ex sindaco, al punto da fargli scrivere che quanti hanno contribuito a dimissionarlo, oltre che essere trasformisti, appartengono ad “aggregati sub-umani”. Ebrei, cioè. Meno che uomini.
Avevamo avuto sentore che di Tria fosse socialmente pericoloso (nel senso di aver diviso, frantumato e quasi polveri»ato la comunità con la sua spocchia dicotomica) e che non incarnesse per nulla l’ideale democratico (nonostante le denominazione del partito in cui “milita”, anche lì epurando…). Ora, bontà sua, abbiamo la prova provata che quanti stanno con lui sono “umani” (un gruppo limitato di eletti) mentre gli altri (quelli che lo criticano, delegittimano, sfiduciano) sono irreversibilmente “sub-umani”: appartengono, cioè, a un’altra razza, meno pura di quella sua propria e dei suoi fedeli sostenitori. Inaudito!
Di Tria segna, così, il punto più basso della vita democratica terlizzese dall’avvento della Re- pubblica a oggi. Un triste primato di cui dovrebbe semplicemente vergognarsi e scusarsi.
Renato Brucoli
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Il 6 luglio a Rossano Calabro presentazione del libro ‘Il Sacerdote e il Calzolaio’