


Il diritto alla salute e ad un trattamento sanitario corretto sono dei diritti fondamentali, per ogni cittadino. E nel caso non vengano rispettati per errore di un medico negligente è giusto che un paziente possa chiedere un risarcimento adeguato. Al tempo stesso, il lavoro degli operatori sanitari richiede competenza e condizioni di serenità tali da garantire proprio questo diritto. Negli ultimi decenni sempre più spesso queste condizioni sono però venute meno, perché si è diffusa la paura di denunce, processi e condanne che ha portato molti medici a rifugiarsi su una linea difensiva evitando di intervenire e limitandosi a prescrivere esami o farmaci aggiuntivi.
Gli effetti di questo meccanismo sono stati rovinosi. Per i malati, perché le strategie di cura non sono state determinate esclusivamente dalle loro esigenze ma anche dalla esigenza degli operatori di evitare guai legali. Per il sistema sanitario, perché è stato costretto a spese enormi altrimenti evitabili (il costo della “medicina difensiva” viene stimato in circa 10 miliardi l’anno) o ad allungare le liste di attesa con esami non indispensabili.
Ora, con la nuova legge sulla sicurezza delle cure e il rischio clinico si mette fine a queste pericolose e dispendiose distorsioni: da un lato, garantendo una maggiore serenità agli operatori; dall’altro, rendendo più facili e più veloci i risarcimenti per le vittime di errori medici…
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La legge europea rappresenta uno strumento particolarmente qualificante del processo di partecipazione dell’Italia all’adempimento degli obblighi e all’esercizio dei poteri derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, in quanto contiene norme volte a prevenire l’apertura, o a consentire la chiusura, di procedure di infrazione, nonché, in base ad una interpretazione estensiva del disposto legislativo, anche norme volte a permettere l’archiviazione dei casi di pre-contenzioso, nell’ambito del cosiddetto sistema EU-Pilot1. A partire dal 2013, le Camere hanno approvato quattro leggi europee, praticamente una legge per ciascun anno di legislatura, garantendo un’attività parlamentare costante che ha consentito all’Italia di imprimere una decisa accelerazione nel percorso di riduzione dei casi pendenti, vuoi sotto il profilo delle infrazioni aperte per mancato o tardivo recepimento di direttive europee, vuoi per quanto riguarda il recepimento non corretto e/o l’applicazione errata del diritto dell’Unione. Come sottolineato dalla relatrice Marina Berlinghieri (PD) e dal sottosegretario Sandro Gozi (PD), in sede di discussione generale, l’impatto positivo della sistematica approvazione delle leggi europee da parte delle Camere ha consentito una revisione continua della normativa nazionale in linea con il quadro europeo; il numero delle procedure a carico del nostro Paese è sceso al minimo storico di 66 procedure. Se consideriamo che l’Italia è stata, sotto i passati governi, da sempre maglia nera – nel luglio 2007 erano pendenti nei confronti dell’Italia 213 procedure di precontenzioso e contenzioso – risulta evidente il lavoro positivo svolto, anche grazie alla tempestività e al buon raccordo tra esecutivo e Parlamento. In base al recente rapporto della Commissione europea sulla gestione del contenzioso comunitario del 2016, l’Italia risulta il Paese più virtuoso nella gestione delle infrazioni: con 121 infrazioni all’inizio del 2014 l’Italia è passata alle attuali 66, e con l’approvazione della legge europea 2017 il numero è destinato a decrescere ulteriormente.
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Molte e consistenti le novità messe in campo per aiutare economicamente le giovani famiglie e favorire così anche l’occupazione femminile. La novità più importante è che sono aiuti di carattere strutturale. Un sostegno economico serve sempre, ma solo se è davvero stabile può fare la differenza. Il “pacchetto famiglia” riguarda gli aspetti più delicati e impegnativi che i neo genitori devono affrontare, dal momento della nascita alle cure mediche, all’iscrizione al nido. Momenti di vita belli e faticosi, troppo spesso appesantiti da preoccupazioni e difficoltà economiche.
NOVITA’ 2017
Bonus mamma: 800 euro a tutti i nuovi nati o adottati dal 2017.
Misura universale corrisposta dall’INPS in un’unica soluzione che riguarda oltre 470 mila neonati, per una spesa complessiva di 1,2 miliardi per il triennio 2017-2019.
Buono asilo nido o assistenza domiciliare: 1.000 euro dal 2017.
Le famiglie con bambini piccoli possono chiedere il contributo di 91 euro al mese per 11 rate per pagare la retta dell’asilo nido, pubblico o privato. I genitori di bambini affetti da gravi patologie croniche possono usufruire dei 1.000 euro in un’unica soluzione per le spese di assistenza domiciliare. Gli stanziamenti sono di 144 milioni di euro per il 2017, 250 milioni per il 2018 e 300 milioni per il 2019, per poi proseguire a regime con 330 milioni di euro annui dal 2020…
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