L’UNITA’ – La pista della droga porta anche in Sardegna?

L’UNITA’ – La pista della droga porta anche in Sardegna?

La pista della droga porta anche in  Sardegna?

 
Si fa sempre più sporca e delicata l’inchiesta sul giro di escort di lusso che, secondo la procura barese, l’imprenditore Giampaolo Tarantini avrebbe organizzato per avvicinare politici e amministratori e ottenere appalti nel settore sanità. Dopo
le rivelazioni della squillo Patrizia D’Addario, che ha raccontato di aver ricevuto denaro per trascorrere due serate in compagnia del premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, ieri il pubblico ministero Giuseppe Scelsi (che non sarebbe in ferie come invece aveva fatto credere per sviare i giornalisti) ha ascoltato altri testimoni nella caserma della Guardia di Finanza. Fra loro
anche alcune escort che avrebbero “lavorato” per Giampaolo Tarantini e soprattutto la ragazza che, stando al racconto fatto da Patrizia D’Addario della notte trascorsa a Palazzo Grazioli il 4 novembre 2008, avrebbe accompagnato nelle stanze del premier l’imprenditore barese e la quarantaduenne candidata al consiglio comunale nella lista “La Puglia prima di tutto”. E il racconto della donna, stando alle indiscrezioni, confermerebbe in larghissima parte quello reso dalla D’Addario.Maanche sul fronte della droga ceduta e usata nel corso dei festini gli inquirenti procedono a testa bassa: e se la procura è convinta di
aver già individuato alcuni pusher del “gruppo Tarantini”, gli accertamenti condotti nelle ultime ore potrebbero aprire anche un fronte sardo nell’inchiesta visto che, è l’ipotesi al vaglio, cocaina potrebbe essere circolata anche nel corso delle feste fatte
nella residenza di Cala di Volpe affittata la scorsa estate dall’imprenditore barese della sanità.
Nel frattempo le indiscrezioni si accavallano e dalle pieghe del segreto investigativo sfuggono nomi che, a diverso titolo, sarebbero in qualche modo coinvolti in questa vicenda. Come quelli, rilnciati da alcune testate, del vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo e del deputato Gero Grassi, entrambi del Pd. «Frequento moltissimi imprenditori e i Tarantini lihoconosciuti attraverso alcuni amici comuni – ha spiegato ieri Frisullo, che è anche assessore regionale allo sviluppo economico – Li conosco, ma l’amicizia è un’altra cosa. In ogni caso – ha concluso – io non ho mai partecipato, ne’ in Sardegna ne’ a Bari, a nessuna festa. Di nessun tipo». Minaccia querele e azioni risarcitorie, invece, Gero Grassi: «Io
cado dalle nuvole – tuonava infatti ieri il vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera – Non ho mai avuto rapporti con i fratelli Tarantini e non ho mai parlato con queste persone. Io non c’entro assolutamente nulla».
BARI A RUMORE
Ma l’inchiesta del pm Scelsi sembra comunque destinata a far tremare la politica pugliese e la buona borghesia del capoluogo. Nelle carte del fascicolo, infatti, ci sarebbero anche intercettazioni ambientali fatte durante alcuni festini hard in un appartamentoriconducibile a Giampaolo Tarantini.
Altri guai che si aggiungono a quelli che già da tempo pendono sul capo del proprietario della Tecnohospital  (che a novembre del 2008 ha ceduto la sua quota azionaria al fratello Claudio): sembra ormai prossima alla chiusura anche la prima inchiesta che vede i due indagati per corruzione per fatti risalenti al 2000, fascicolo che venne aperto dal pm Emiliano, oggi sindaco di Bari, ed ereditato poi dal collega Roberto Rossi. «Temo che questa maliziosa e falsa rappresentazione della realtà – ha commentato ieri Tarantini rompendo il silenzio attraverso il suo avvocato – sia soltanto funzionale a precostituire a mio danno l’immancabile e predestinato ruolo di colpevole».