L'ESPRESSO - Con l'omicidio di Aldo Moro comincị la crisi della politica

 Da quel momento tutto diventa più difficile, da quel tornante nulla sarà più come prima: un’eredità incerta di una stagione ben più lontana di quanto non ci dicano gli anni che ci separano dalla conclusione del decennio e dall’impatto di quella Renault rossa parcheggiata nel centro di Roma. Dal giorno del ritrovamento del corpo di Moro l’attenzione si sposta sul tessuto che unisce una comunità, sui rischi delle lacerazioni e sulle possibilità di mantenerlo in vita nonostante tutto, magari cercando di proteggerlo o rafforzarlo. È come se si vedesse in chiaroscuro un conflitto profondo che muove i primi passi, si manifesta senza dare ancora lo scossone che maturerà negli anni e nei decenni successivi.
A ben guardare si apre l’inizio di quella clamorosa divaricazione tra il Paese e il palazzo, tra le forme codificate della politica e le dinamiche di una partecipazione che prende nuove strade spesso in conflitto più o meno consapevole con le forme costituite. Per molti storici, analisti e osservatori del percorso della Repubblica si tratta di un crinale decisivo, un punto di non ritorno: la discontinuità con il passato si conferma e si consolida nel tempo; quella cesura che si manifesta prenderà nuove strade: incomunicabilità, crisi dei soggetti della partecipazione (i partiti), prevalere di logiche e comportamenti individualistici (in senso deteriore), le premesse di quella che superficialmente si chiama anti politica, il peso delle fratture generazionali che metteranno in discussione le forme del welfare all’italiana...
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espresso.repubblica.it/visioni/2019/11/15/news/aldo-moro-crisi-politica-1.340582