TERLIZZI LIVE: Il Ministro e la Brigatista PDF Stampa
Scritto da Maria Teresa De Scisciolo - Terlizzi Live   
martedì, 11 marzo 2008

Intervista a Gero Grassi sul libro “Il Ministro e la Brigatista”

A cura di Maria Teresa De Scisciolo

 Gero nei tuoi libri hai sempre raccontato la storia contemporanea supportata da documenti. Oggi ti proponi sotto una nuova veste: autore di un romanzo. A cosa dobbiamo questa novità?

Come spiego nella prefazione del libro, ho voluto cimentarmi in un genere letterario inedito per me. Scopo principale è quello di raccontare un periodo drammatico della storia italiana e renderlo appetibile al grande pubblico. L’occasione è data dal fatto che il 2008 è il trentesimo anniversario della morte di Aldo Moro.

Ultimamente hai affermato di aver rivalutato “I Promessi Sposi”, famoso romanzo storico di Alessandro Manzoni. Il romanzo è forse un modo più leggero per raccontare la storia?

Indubbiamente è così. Poi un romanzo storico ti consente anche di inserirci un minimo di fantasia.

“Il Ministro e la Brigatista” è il romanzo che hai ambientato sul finire degli anni ’70. C’è qualcosa di autobiografico nella narrazione?

Quando scrivo parto sempre da eventi e luoghi che ho vissuto. Ovviamente nella storia romanzata i personaggi vengono adattati. Resta in ogni caso una grande aderenza alla realtà.

Terlizzi entra sempre a far parte dei tuoi lavori. Anche in quest’ultimo libro gli dedichi un capitolo importante. I luoghi dell’infanzia cosa rappresentano nella vita di un uomo?

Terlizzi è la città dove sono nato, vivo e dove voglio riposare il più tardi possibile. Nel libro ovviamente Terlizzi splende nei suoi aspetti positivi. Una città, la nostra, molto più apprezzata fuori dal nostro borgo che all’interno.

L’amore difficile narrato nel romanzo è il mezzo per raccontare un periodo storico intriso di sofferenza, amarezza, violenze ed omicidi, voglia di partecipazione e sete di giustizia. Se lo stesso amore nascesse oggi cosa gli farebbe da sfondo?

Oggi la società è fortemente cambiata. Lo sfondo per una storia odierna potrebbe essere il mondo della finanza e dei poteri forti, spesso utilizzati dimenticando che l’Uomo deve sempre essere al centro.

Con grande pathos e con la sensibilità che ti contraddistingue, utilizzi questo romanzo per parlare del rapimento e della morte di Aldo Moro. A distanza di trent’anni sei riuscito a darti una risposta: perché non si riuscì ad evitare la morte di Aldo Moro?

Per diversi motivi. Lo Stato era impreparato a gestire un evento del genere. Poi prevalse in DC e PCI la “Ragion di Stato” , cioè la volontà di anteporre le ragioni dello Stato a quelle di una persona che lo Stato non era riuscito a proteggere. Oggi l’evento in generale sarebbe stato gestito in maniera completamente diversa. E credo anche con un epilogo diverso per fortuna.

Per scrivere il romanzo hai incontrato due brigatisi attualmente in libertà. Ci descrivi il primo impatto al vostro incontro?

Paura. Forse immotivata. Poi quando parli capisci tante cose e scopri che anche nei cuori e nelle intelligenze di due ex brigatisti esiste lucidità, razionalità, pentimento, prospettiva.

E a fine conversazione eri pronto a condannarli o ad assolverli?

Non spetta a me eseguire sentenze o comminare pene. Credo che la Storia li abbia condannati. Ma aggiungo che le due persone che ho incontrato sono persone consapevoli degli errori fatti e della sconfitta subita. Così come sono consapevoli del male fatto a persone innocenti.

I personaggi principali del romanzo sono uno democristiano e l’altro comunista. Che ti sia ispirato al perenne confronto politico tra te e Nichi Vendola?

Quando scrivo naturalmente porto con me le storie personali vissute. Poi va detto che in Italia la storia della DC e del PCI è stata una grande storia. Aggiungo anche che il rapporto politico tra me e Nichy non è un fatto anomalo. È un po’ la storia d’Italia fatta da democristiani e comunisti. Con tutte le difficoltà ed i valori.

Che mi dici invece della Brigatista e del suo sofferto amore?

Rappresenta le contraddizioni e le anomalie degli anni settanta. La brigatista, però, con il suo essere prima, durante e dopo è anche l’espressione di una società disponibile a voltar pagina e a passare dall’errore al diritto. La brigatista capisce, seppure in ritardo, gli errori commessi e volta pagina quasi a recuperare il tempo perduto che però è ormai passato.

Dal tuo libro si evince che gli anni ’70 non furono solo gli anni della contestazione, ma anche delle grandi riforme. Si può giungere ad innovazioni e riforme senza accesa dialettica e confronto?

Le riforme si fanno insieme. Altrimenti quelle che vengono fuori sono imposizioni destinate a fallire. Ci sono momenti e situazioni nel Governo del Paese che appartengono a tutti. Quando chi governa lo dimentica commette l’omicidio della democrazia. Alcuni valori e alcune legittime aspirazioni non possono appartenere alla maggioranza, quale che sia.

Negli anni ’70 non c’era la frammentazione politco-partitica che c’è oggi. Era più facile fare le riforme?

Certamente sì e non solo perché mancava la frammentazione. Soprattutto perché c’era una tensione ideale che oggi manca. Si registrava una partecipazione oggi carente. Mancava il trasformismo odierno.

Che cosa prenderesti dagli anni ’70 per trapiantarla nel presente e cosa butteresti via?

Io prenderei la mia età. Lì ero giovane, oggi sono invecchiato. Degli anni settanta butterei il sangue versato ed i lutti perpetrati. Prenderei la grande volontà di partecipare alla gestione dello Stato.

Il romanzo si chiude con una storia d’amore che non è a lieto fine, ma lascia l’amaro in bocca.Un finale ad effetto voluto o l’epilogo naturale per una storia ambientata in quegli anni?

Nel romanzo, come nella vita, esiste il bene ed il male. Ma nel romanzo, come nella vita, trionfa il bene. E spesso anche in persone che hanno fatto del male.

Alla fine della lettura del romanzo, ne ho immaginato subito una versione cinematografica. Hai mai pensato a questa possibilità?

Non spetta a me questa idea. Mi piacerebbe, però. Ti dico solo che il libro avrà grande successo. Per l’intero 2008 ho impegni di presentazione del libro in tutta Italia. Porterò con me una parte della nostra Puglia, spero la migliore.

Con quale Casa Editrice il libro è pubblicato?

La Palomar di Bari che ringrazio pubblicamente per aver creduto in questa iniziativa.

Maria Teresa De Scisciolo

 

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