Gazzetta del Mezzogiorno - Intervista all'on. Gero Grassi PDF Stampa

L’INTERVISTA
PARLA IL DEPUTATO DI TERLIZZI
GIOVANI DEMOCRISTIANI
«Siamo amici da più di trent’anni. L’ho conosciuto pochi mesi dopo la morte di Moro, ai tempi della segreteria Zaccagnini»
Grassi: si, Franceschini
può rilanciare questo Pd
«La sfida è costruire un partito vero e non una marmellata»
Stefano Boccardi
“Franceschini? Siamo coetanei e amici da più di trent’anni. L’ho conosciuto nel 1978, pochi mesi dopo la morte di Aldo Moro. In questo momento. Dario è l’uomo giusto per il Pd. Lui può ricomporre il puzzle”.
In Puglia, il deputato di Terlizzi, Gero Grassi, è sicuramente l’uomo più vicino al nuovo segretario, l’uomo che lo conosco meglio. Non a caso, martedì della settimana scorsa, poche ore dopo l’annuncio delle dimissioni di Walter Veltroni, fu lui, alla Gazzetta, ad annunciarne l’ascesa.

Onorovole Grassi, lei è stato uno dei primi a scommettere su Franceschini.
 “A dir la verità, quella sera al telefono fui persino prudente. Perché la situazione era delicata. E così mi limitai a dire quello che pensavo. E non tanto quello che auspicavo, ma quello che ritenevo possibile in quel momento”.
Lei parlò di Franceschini come di un segretario di transizione…
“Era giusto che dicessi così. Bisognava uscire dalla melma. Ma quel giorno stesso, con Dario e altri due-tre amici, ci riunimmo per decidere il da farsi. E quando uno di noi avanzò l’ipotesi segretario di transizionedi transizione. Uno sichiamava Moro l’altro Zaccagnini”.

, sia io che Dario ricordammo che nella storia della Democrazia Cristiana ci sono stati due grandissimi segretari
Questo significa che Franceschini si batterà fino alla morte per essere riconfermato?
“Guardi questo non lo so. Ma è certo che non esiste un segretario di transizione. Se le cose vanno bene, se il partito si rimette io moto, su le elezioni europee ci danno respiro, se noi riusciamo a fare sintesi anche delle nostre tante diversità, è chiaro che Dario potrà ricandidarsi”.
Lei in fondo auspica un miracolo. Ma che cosa potrà determinarlo? Basterà un buon risultato elettorale?
«Il problema vero è costruire un partito che non sia una marmellata, cioè un tutto indistinto, o che non abbia la pretesa di essere un tutto omogeneo. Noi dobbiamo preparare la classe dirigente del futuro. Se assumiamo questa consapevolezza e prescindiamo dalla gestione del presente, tutto diventa più facile”.

Ma perché Franceschini dovrebbe riuscire in un’impresa che sino all’altro ieri sembrava impossibile? Lei crede davvero che possa farcela?
“Si. E per tanti motivi. Intanto perché Franceschini è fuori dalle dinamiche umane, personali e politiche del blocco ex Ds. Poi perché in tutti c’è la consapevolezza che una seconda volta non si può sbagliare. E infine perché fuori dal Pd non c’è spazio per noi rifornisti”.

 
Va bene. Ma perché proprio Franceschini?
“Guardi, io l’ho conosciuto nel 1978. Zaccagnini era segretario della Dc. Quell’anno, a settembre, la Festadell’ Amicizia si svolse a Palmanova in provincia di Udine. Dario lo conobbi allora, in quella occasione. Eravamo entrambi ventenni. E dopo la morte di Moro, Zac rappresentava una speranza, un possibile rinnovamento, in parte anche riuscito, della  Dc. Da allora non l’ho mai più perso di vista.
Ma chi è davvero Dario Franceschini?
Dario è un uomo apparentemente distaccato, ma è molto più tosto di come sembra. Oggi ha l’occasione della vita. Poi ha un altro pregio. Lui viene da Ferrara, una città dove hanno sempre governato i comunisti. Lui ha sempre respirato l’aria buona dello stare insieme tra cattolici e comuinisti. Questo elemento personale e politico può senz’altro aiutarlo a ricomporre questo puzzle”.
Clic sia un mediatore, lo sanno tutti. Ma finora è stato soprattutto un vice. Mai mi condottiero.
“Questo è vero. Già nel 1982, quando si elesse il segretario dei giovani Dc, De Mita preferì Enzo Lusetti, un altro del 58. Ricordo che Dario decisamente più brillante di Lusetti, ci rimase molto male. E lo stesso accadde nel 1999 al congresso di Rimini, quando Marini, voltandogli le spalle, si mise d’accordo con Castagnetti. Ma anche allora. dopo la naturale delusione non ne fece un dramma. Perchè Franceschini, in fondo, è un grande incassatore. Tant’è che si rimise subito al lavoro e insieme poi andammo nella Margherita. Dove è stato il vice di Rutelli”.
Appunto. L’eterno vice.
del partito democratico?
“Guardi, quando Moro fece il governo di solidarietà nazionale, ne affidò la guida ad Andreotti. Si, come Fassino, penso che un non comunista possa riuscire nell’impresa di riagganciare tutto il mondo della sinistra. In questo momento, io credo che Dario possa farcela. Perché non ha la pretesa di esaustività che aveva Veltroni. Lui è sempre stato un ulivista e da questo punto di vista io credo che lui abbia la possibilità di ricomporre il centrosinistra senza trattino. Un centrosinistra nel quale il Pd ha la sua forza, ma anche gli altri interlocutori possono dare il loro contributo. Franceschini ce la può fare. E ovviamente non lo farà all’insegna di un antiberlusconismo, che è un collante ormai superato”.
Un’ultima domanda. In Puglia da tempo il segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, insiste sul partito del sud. Franeeschini ha inserito nella segreteria nazionale il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che, invece, spinge per il partito del nord. E’ una bocciatura di Emiliano?
“Intanto, ha inserito anche il siciliano Giuseppe Lupo, un giovane consigliere regionale che proviene dalla Cisl. Guardi, Franceschini è italiano. E come tale, non si muoverà mai nè per il partito del sud nè per il partito del nord. Ricorda peraltro, che nel prossimo fine settimana Dario sarà a Milano e a Bari. Da noi in Puglia, conte sempre, si rammaricherà solo per un motivo. Per il fatto che non potrà mangiare i crostacei. Perché è allergico”.

Guardi, Dario è una persona molto leale. Gliel’ha riconosciuto anche Veltroni. Non è uno che briga. E anche in questi giorni sta tentando di comporre questo pazzle, parlando con tutti. Io sono convinto che riuscirà nell’intento. Perché, come dicevo, ha il vantaggio di non provenire dalla storia dei vecchio partito comunista”.
Eppure, c’è chi lo indica come un uomo capace di spostare più a sinistra la barra del Pd. A questo proposito, lei crede che possa anche riuscire nell’impresa di attrarre personalità come Nichi Vendola o come tanti altri che hanno scelto finora di non aderire al progetto
 

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