Giuseppe Ayala: il ricordo ed il disagio della contemporaneità PDF Stampa
             di Gero Grassi – Vicepresidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati
 
 
“Ai contemporanei che, come me, vivono a disagio nella contemporaneità. Ma non si arrendono.”
Con questa frase bellissima, che ingloba un sentimento di non arrendevolezza, nonostante tutto, Giuseppe Ayala apre le pagine alla storia dell’ultimo ventennio, martoriato da stragi, uccisioni e collusioni mafiose.
‘Mafia, politica, apparati deviati, giustizia: relazioni pericolose e occasioni perdute – troppe coincidenze’.
E’ questo il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Ayala che a distanza di vent’anni dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, analizza quanto accaduto, tentando di ricostruire la storia del tanto discusso rapporto ‘mafia-politica’.
Ma cosa lega Ayala a Falcone e Borsellino? Un comune sentire, il desiderio di giustizia, oltre che grande amicizia.
Giuseppe Ayala ricorda che sul finire del 1988 il Direttore della rivista ‘Micromega’ invita Giovanni Falcone a scrivere un saggio che riassuma il bagaglio di conoscenze che ha acquisito sul fenomeno mafioso.
Falcone, dovendo partire per gli Stati Uniti, suggerisce il nome di Giuseppe Ayala, garantendo che può soddisfare al meglio la richiesta del giornale.
Ayala riporta nel libro poche righe di quell’articolo, scritto 23 anni fa: “ Fra Cosa Nostra e il mondo politico esistono stretti rapporti di tipo affaristico ed elettorale. Solo a Palermo l’associazione criminosa controlla centoottanta mila voti, secondo una logica di scambio di cui gli esponenti dei partiti sono perfettamente coscienti.”
L’associazione mafiosa Cosa Nostra è per Giuseppe Ayala, più vecchia dell’Unità d’Italia.
Ayala con la serenità che il tempo conferisce e la maturità di chi ha vissuto in prima persona gli avvenimenti, analizza minuziosamente cause ed effetti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992, che oltre a strappargli brutalmente due amici e colleghi, segnano un punto di svolta non solo nella storia della mafia, ma nella storia dell’Italia.
Ricorda che sul fronte della giustizia lo Stato reagisce con l’introduzione del 41 bis, il regime carcerario speciale per i mafiosi. Ricorda, anche, che sono gli anni in cui il sistema politico si lacera a causa delle inchieste di tangentopoli. Termina la così detta ‘Prima Repubblica’. Ma non è tutto finito: dopo le stragi del 1992, nel 1993 esplodono le bombe a Roma, Firenze e Milano.  Seminano morte, paura, scenari angoscianti e numerosi interrogativi.
Perché la mafia decide di rinunciare all’attacco allo Stato? Quale ruolo hanno avuto le Istituzioni nel lungo periodo di ‘pax mafiosa’ che dura da vent’anni?
Giuseppe Ayala nel libro pone interrogativi, tenta delle risposte ed alla fine arriva alla conclusione che esistono troppe coincidenze, per poterle considerare tali.
Ayala nel ripercorre col pensiero e con la penna i tristi ricordi di quegli anni, narra anche della sua candidatura nel collegio senatoriale del nord barese nel 1996. Il collegio è formato da sei comuni (Molfetta, Bisceglie, Ruvo, Corato, Giovinazzo) con questi c’è anche Terlizzi, città natale di Nichi Vendola. In una cena a casa dei genitori di Nichi, si parla della campagna elettorale da organizzare ed il buon Nichi dice a Giuseppe che se non vuole sbagliare deve affidarla a me. Lo colpisce il fatto che un comunista si fidi di un democristiano. “Misteri della politica” commenta ironicamente Ayala nel libro. Chiaramente si fida del consiglio di Nichi e scrive: “Gero si rivelò la carta vincente. Un organizzatore formidabile, non mi lasciò mai solo e mi fornì sempre le dritte giuste. Gli devo molto, come anche a Nichi Vendola, e credo che senza il loro aiuto tutto sarebbe stato più difficile”.
 
Giuseppe Ayala è un testimone importante degli anni bui dell’Italia contraddistinti da sangue, dolore e paura.
E’ stato dentro le vicende e nessuno meglio di lui può trasferirle alle generazioni future, per fare in modo che mai più accadano stragi come quelle di Capaci e di via D’Amelio.
Leggere il suo libro serve a comprendere passaggi storici e legislativi. Serve a comprendere che quando le coincidenze sono troppe il dubbio nasce spontaneo.
Non si può ignorare che esiste la possibilità oggettiva che la politica si intrecci con la criminalità. Inizialmente può apparire lecito offrire una disponibilità in cambio di voti, di fatto crea una dipendenza che è collusione, che è vendita della propria libertà di pensiero ed azione.
Il libro di Ayala induce a riflettere su ciò che è stato e su ciò che viviamo oggi. Niente è per sempre, se non si tiene alta la guardia e non si pone la moralità al di sopra di tutto.
La politica è per antonomasia l’arte di governare la società. Se invece di governare, la politica si lascia governare da forze esterne, che chiedono uno scambio di favori, che non hanno il fine ultimo di beneficiare la collettività, il risultato è lacerante per tutti e la criminalità ha il sopravvento.
Sono grato a Giusepppe Ayala per il contributo importantissimo che lascia alla storia, per la sua testimonianza corretta e puntuale, scevra da condizionamenti ed orientata a ricercare la verità, quella stessa verità che noi tutti inseguiamo e non sappiamo se riusciremo mai a raggiungere. E’ importante, però, non arrendersi mai.
Grazie Giuseppe per l’amicizia e l’attestazione di stima.
 

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