In favore della Libia... PDF Stampa
Al Ministro
per la cooperazione internazionale
 e l’ integrazione
prof. Andrea Riccardi
 
 
Ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno, al Ministro della Cooperazione e dell’Integrazione, al Presidente della Commissione Centrale per il riconoscimento dello Status di Rifugiato e ai Presidenti delle Commissioni Territoriali.
Riteniamo opportuno sul piano politico e sociale, oltre che conforme ai principi fondamentali della nostra carta costituzionale e dei diversi trattati internazionali in materia di diritti individuali, assumere un'attenzione prioritaria e attenta verso la situazione di tanti rifugiati e richiedenti asilo, fuggiti dalla Libia o giunti attraverso la Libia. 
IL 18 gennaio scorso sono state approvate dalla maggioranza dei deputati alcune mozioni, proposte e firmate da ministri delle diverse forze politiche, che impegnano il Governo ad adottare provvedimenti che garantiscano concretamente l'applicazione delle disposizioni legislative in tema di richiedenti asilo e rifugiati; nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone, come voluto dalla nostra Costituzione, dalle leggi nazionali, dai trattati internazionali.
E' notoria la situazione di emergenza umanitaria che il nostro paese vive dall'inizio delle rivoluzioni nel mondo arabo.
Nel corso del 2011, circa 28.000 persone sono arrivate nel nostro paese dalla Libia ovvero, passando dalla Libia, da altri paesi dove sono in corso conflitti o gravi crisi umanitarie, come Sudan, Congo, Somalia, Eritrea ed altri.
Sappiamo che nel tentativo di affrontare tale situazione umana così complessa, il Governo italiano, con provvedimento del 06.10.201, ha prorogato per tutto il 2012 l'emergenza immigrazione determinata dagli eventi rivoluzionari del nord africa.
E ciò, dopo che con ordinanza del 10.08.11 e del 09.09.11 è stato disposto di accelerare le procedure delle domande di asilo.
Facendo un piccolo passo indietro temporale, sappiamo anche che il 06.04.11 è stato raggiunto un accordo tra Governo e Regioni per gestire l'accoglienza dei tanti immigrati provenienti dal nord africa. Si arriva, così, all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13.04.2011 che ha affidato alle regioni l'accoglienza degli immigrati del nord africa, attribuendo al sistema di Protezione Civile nazionale la pianificazione delle attività necessarie per organizzare l'accoglienza nelle diverse regioni, utilizzando il fondo della stessa protezione Civile per reperire le risorse finanziarie occorrenti allo scopo.   
Nelle prefate mozioni approvate dalla maggioranza dei deputati, si è impegnato il Governo, in particolare, a ricercare con urgenza un miglioramento delle condizioni dei centri di accoglienza e richiedenti asilo, monitorando, le diverse situazioni, anche attraverso l'intervento di enti e organizzazioni di carattere umanitario. E' stato, invero, rilevato, come nelle dette strutture i rifugiati vengono ospitati per un tempo di molto superiore ai sei mesi, quindi nel mancato rispetto delle leggi nazionali, e molto spesso, come appurato tramite testimonianze dirette, in spregio ai più elementari diritti umani : dalla mancanza di cibo sufficiente, alla mancanza di assistenza medica e legale, oltre alla mancanza assoluta di un minimo supporto economico.
Perciò, sarebbe conforme al dettato degli impegni che lo stato italiano ha assunto a livello internazionale, oltre che con le leggi nazionali, sollecitare le procedure delle domande di asilo, affinchè le Commissioni territoriali competenti assumano nei termini di legge, le proprie determinazioni circa le singole richieste di asilo.
Ad ogni buon conto, in conformità al dettato e allo spirito delle diverse misure legislative già assunte e sopra esposte, sarebbero auspicabili misure di protezione umanitaria minime per tutti i rifugiati provenienti dal nord africa, come un permesso di soggiorno per motivi umanitari, anche per tutti coloro ai quali non dovrebbe essere riconosciuto lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria. Permesso la cui durata minima potrebbe essere equivalente a un anno, convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
In questo senso va anche una delle mozioni approvata dalla maggioranza dei deputati il 18 gennaio scorso e sottoscritta tra gli altri, dagli Onorevoli Ministri Coscioni, Colombo, Bernardini, Zamparutti, Corsini.
Ricordiamo a noi stessi come, per prima la Costituzione impone la salvaguardia dei diritti inviolabili dell’uomo (art. 2), vietando ogni forma di discriminazione (art. 3) e riconoscendo il diritto di asilo (art. 10).
Lo stato italiano ha già provveduto in altri casi a rilasciare un titolo di soggiorno umanitario, come nel caso degli sfollati della ex Jugoslavia o in favore dei profughi delle Somalia, fino al provvedimento in favore dei tunisini).
Perciò, a parità di condizione, non possono essere fatte delle differenze nel trattamento giuridico.
Nello specifico, poi, la stessa normativa in materia di immigrazione dispone che è in potere degli organi del Governo emanare decreti per far fronte a rilavanti esigenze umanitarie (art. 20, T.U, n. 286/98).
In ogni caso, qualora questo potere non fosse esercitato, la legge prescrive che non debba rifiutarsi il permesso di soggiorno se ricorrano seri motivi di particolare carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali (art. 5, comma 6, T.U. n. 286/98).
Sulla base di tutto quanto rappresentato e spiegato chiediamo:
-         il celere riconoscimento dello status di rifugiato a coloro che ne hanno diritto;
-         il rilascio, in alternativa, di un permesso di soggiorno umanitario per tutti i rifugiati provenienti dal nord africa.
 

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