INTERVENTO DI RACHELE POPOLIZIO ALL'INCONTRO DI MOVIMENTO DEMOCRATICO DEL 22 NOVEMBRE 2010 PDF Stampa
Un saluto agli onorevoli Veltroni, Fioroni e Gentiloni,
un saluto e un ringraziamento speciale ai parlamentari pugliesi Grassi, Capano, Rossi e Servodio che hanno organizzato  questo momento di dibattito e di confronto in una fase così complessa per il nostro partito, per la Puglia e per il Paese.
Al mio  contributo affido  qualche riflessione sul difficile momento che sta affrontando la sanità pugliese. 
Cercherò di rispettare il tempo assegnatomi, sebbene l’argomento meriterebbe ben maggiore approfondimento.
Cercherò di farlo per spiegare come le difficoltà in cui versa oggi la sanità pugliese siano solo in parte il frutto di errori compiuti da parte del primo governo Vendola, ma soprattutto dell’azione che il Governo nazionale sta scientemente conducendo ai danni della Regione Puglia.
In questi giorni stiamo assistendo all’ affondo finale da parte del Governo di un disegno volto a colpire in ogni modo il governo pugliese con l’obiettivo di danneggiare il suo leader, il Presidente Vendola  , resosi “ colpevole”- per così dire – di aver intrapreso una sorta di competizione elettorale anticipata con Berlusconi che sta producendo effetti “ritorsivi”nei confronti della regione Puglia.
Il primo Governo Vendola ha operato bene su tanti fronti, dall’urbanistica, al sociale, alle energie alternative, alle politiche per l’ambiente, del sostegno alle imprese, delle politiche giovanili…... ma noi dobbiamo dire a noi stessi, prima che agli altri, che sulla sanità si sono compiuti degli errori che non vanno sottaciuti. Errori che in parte derivano dal fatto che non si è avuto coraggio (parte degli ospedali che oggi si devono chiudere, dobbiamo ammettere che potevano e dovevano essere chiusi prima!); errori che in altri casi sono state “ subiti” dal PD ( una per tutte la scelta dell’accorpamento delle ASL nelle cd. “ mega asl”, le ASl provinciali – scelta su cui oggi tutti si dicono contrari, scelta che ha voluto il Presidente in persona, ma che solo pochi di noi, ricordo Gero Grassi, in tempi non sospetti, ha contestato. Scelta che, “ col senno di poi” credo non abbia dato finora i frutti sperati né in termini di organizzazione, né di controllo, né di risparmio…)
Va detto, di contro, che , sul fronte dei conti in sanità, la Puglia si è presentata con le cd. “ carte a posto”, ha sempre superato le verifiche dei conti sanitari ripianando i suoi debiti con propri fondi, tant’è che è una delle poche regioni del sud a non essere stata commissariata.
Tuttavia, per disposizioni contenute nelle leggi finanziarie imposte dal Governo di centrodestra ed in particolare nella inanziaria 2009 (credo non casualmente), la Regione Puglia, essendo tra quelle che avevano violato il “patto di stabilità” regionale, è stata costretta ad intervenire sulla spesa sanitaria e sottoporre alla firma del Governo , vale a dire al placet del Governo, il tanto discusso piano di rientro.
 Perchè è diventato indispensabile ottenere la firma del Governo sul piano di rientro? Perché, sempre per decisione del governo di centro-destra, la mancata sottoscrizione del piano è “punita” con una penalizzazione che, nel caso Puglia consiste in 500 milioni di euro in meno  in termini di competenza sul fondo sanitario 2010 (somme già impegnate per spese consolidate e ineliminabili!). Questo mancato introito di 500 milioni di euro si andrebbe a sommare al deficit storico della Puglia di circa 400 milioni di euro annui con la conseguenza devastante che il deficit del 2010 diventerebbe di 900 milioni di euro, deficit incolmabile che  porterebbe di certo al Commissariamento della Regione.
Questa è il fatto, la novità introdotta dalla Finanziaria 2009, che ci costringe a negoziare fino allo sfinimentole condizioni per la sottoscrizione del piano su cui la  sanità pugliese è incartata sin dall’inizio dell’estate.
Il piano è stato presentato come una cura “ drastica” (riduzione di 2000 posti letto, riduzione della spesa farmaceutica,limiti ai tetti di spesa per i privati, accorpamento di U.O., blocco del turn over, reintroduzione dei ticket sulle ricette etc.). Misure severe, non di facciata, che ci sono state rappresentata dallo stesso Presidente come “ non negoziabili”, diciamo pure che sono state imposte alle popolazioni come un male necessario….
Ma questo non è servito. Il Governo si è spinto su altri ambiti. Dopo molteplici incontri, con un braccio di ferro continuato e sfibrante,   ha chiesto (di fatto il nodo centrale è questo) , che fosse di fatto eliminata la legge regionale sulle “ internalizzazioni” (la L. 4 del 2010) , una legge che lo stesso Governo aveva gia’ impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale, quelle stessa legge che il Presidente ha personalmente voluto e che  si è speso in campagna elettorale, alla quale è stata già data esecuzione da parte di alcune aziende sanitarie pugliesi, su cui si può essere contrari o favorevoli, ma che resta una prerogativa della Regione.
Ciononostante  il governo Pugliese ha assecondato i desiderata del Governo. Con le leggi 11 e 12 del 2010 ha dato una parziale esecuzione alle richieste con intervento normativo che   «congela» - in attesa della pronuncia della Corte - le internalizzazioni future ma salvaguarda quelle già autorizzate dalle Asl prima del 6 agosto. In altri termini, sino al responso della Corte, le nuove internalizzazioni si bloccano, quelle già compiute si salvano anche al fine di evitare eventuali ricorsi da parte dei lavoratori
Ma il Governo non è stato ancora soddisfatto. Con un vero e proprio “ colpo di mano”, appena qualche giorno fa il consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, ha impugnato alla Corte Costituzionale anche queste norme ( 11 e 12 del 2010), quelle stesse norme che il Governo aveva richiesto come condizione per apporre la firma, allargando ancora di più la frattura con la Regione Puglia , allontanando la firma del piano e i 500 milioni che ne sono la sua conseguenza. Un trattamento, quello riservato alla Puglia, che non ha precedenti e non ha pari sul Piano nazionale
Il processo di internalizzazione dei lavoratori ausiliari in sanità, le sorti di tanti lavoratori pugliesi, è diventata quindi arma di ricatto istituzionale .
Tutta la sanità pugliese è bloccata sulla vicenda del piano di rientro. Non solo la sanità. L’incertezza sull’attuazione dei tagli che consentirebbero alla Puglia di ottenere 500 milioni aggiuntivi nel 2011, sta bloccando anche la predisposizione del Bilancio regionale per il prossimo anno, poiché è evidente che l’introitare o meno 500 milioni di euro non è ininfluente per chi deve redigere il Bilancio.
Ma questa vicenda sta bloccando anche il dibattito politico. Il PD pare schiacciato nello scontro politico tra Berlusconi e i suoi Ministri ed il presidente Vendola, scontro in cui ogni mezzo è lecito In questo scontro, che è anche scontro mediatico, non c’è più spazio per la riflessione, per una proposta programmatica seria che sembra non interessare a nessuno.
A questo punto il PD che è partito  di maggioranza relativa deve reagire con forza  affinchè si ponga fine a questa vicenda.
E’ necessario che i nostri parlamentari pugliesi, che pur stanno facendo bene la loro parte, sentano l’appoggio di tutto il PD nazionale su una vicenda che ha travalicato i confini pugliesi e che non ha precedenti istituzionali. Se occorre si valuti il ricorso alla Corte costituzionale per violazione del principio della leale collaborazione istituzionale, si chieda l’intervento delle altre Regioni, se occorre l’intervento del capo dello Stato, ma si ponga fine a questa empasse!
Ma non è solo su questo che noi chiediamo un intervento del PD nazionale. Non voglio perdere l’occasione stasera, vista la presenza qui a Bari dei nostri leader nazionali, di ricordare che le cause del deficit della sanità pugliese dipendono in gran parte dal fatto che storicamente tutte le Regioni meridionali, e la Puglia in particolare, sono sotto-finanziate .
La Legge Bindi del 1999 stabilisce ancora che l’unico criterio di distribuzione delle risorse alle Regioni in sanità è l’anzianità, cioè l’età anagrafica della popolazione. La Puglia, la cui popolazione ha un’età anagrafica inferiore a quella ad es. della Liguria, è fortemente discriminata rispetto a questa e ad altre Regioni.
Occorre che ci si impegni per rivedere il criterio di distribuzione del fondo sanitari (cd. Legge di Riparto) per consentire alle Regioni del Sud per lo meno di non partire svantaggiate.
Non solo.
Il problema del deficit sanitario delle Regioni è anche l’effetto indiretto della progressivariduzione della spesa sociale ( i dati li abbiamo esaminati nel forum sull’economia sociale indetto dal Pd pugliese che si è concluso proprio in questa sede pochi giorni fa).
La crisi che sta vivendo il Paese, l’innalzamento dell’età della popolazione , sono fattori che determinano un aumento del bisogno in termini di servizi sociali in senso lato. A ciò dovrebbe far fronte un aumento di  attenzione e di   risorse sulla spesa sociale. Ma oggi avviene l’esatto contrario. Ogni anno le Leggi Finanziarie del governo di centrodestra assottigliano le risorse da investire nei servizi alla persona.
Che cosa accade allora ? Accade che inevitabilmente questi bisogni di attenzione, di “cura” cercano un soddisfacimento in altra sede che è quella della ospedalizzazione e dei servizi sanitari in senso più ampio.
Ed ecco una delle cause della cd. inappropriatezza dei ricoveri o dell’utilizzo improprio in genere dei servizi sanitari che fanno lievitare la spesa, e quindi il deficit.
Oggi in Puglia c’è ancora troppo ricorso alla ospedalizzazione. Per varie cause: per motivi  culturali, per scarsa informazione, perché si cerca di eludere il tiket o le liste d’attesa, perché i medici di base non vengono sufficientemente impegnati in tal senso , ma soprattutto perché il ricovero ospedaliero continua ancora a costituire per le fasce più deboli della popolazione un elemento di sicurezza sociale. E ciò a causa   dell’insufficienza, o in certi casi per l’inesistenza, sul territorio pugliese, di altre forme di assistenza, innanzitutto  dei cd. servizi territoriali. E non è un caso che alla ospedalizzazione ricorrano le fasce più deboli della popolazione pugliese.
Molti degli ospedali che chiuderanno da qui a poco sono pieni di anziani che hanno bisogno di “ cure “, non solo e non tanto mediche, ma comunque hanno bisogno di assistenza.
Noi non possiamo chiedere agli ospedali di curare la solitudine e l’abbandono, ma lo Stato e gli enti locali devono comunque farsene carico. Il PD deve farsene carico, poiché anche questa è la vocazione del nostro partito che deve tornare a mettere al centro dell’attenzione la persona, perché su questo valore il PD si è fondato.
Noi chiediamo al PD di Italia e di Puglia più iniziativa e più protagonismo su questi temi, più decisione nell’affrontare le questioni .
Chiediamo che il PD si chiami fuori da una politica che rischia di trasformarsi solo in terreno di scontro tra leaders a scapito dei problemi dei cittadini, ma richiami tutti al senso di responsabilità per ricercare le soluzioni migliori per gli assistiti e per le nostre comunità.
Grazie
 

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