Intervento alla Camera dei Deputati PDF Stampa
  Decreto
Protezione Civile
17 febbraio 2010
 
On. Gero Grassi
 
Grazie Presidente,
 
intendiamo ringraziare il Sottosegretario Guido Bertolaso per aver partecipato al dibattito in corso. Lo diciamo con il rispetto dovuto alla persona e scevri da pregiudizi di qualsiasi tipo.
Analogamente diciamo che constatiamo con dispiacere, umano e politico, la sua solitudine sul banco del Governo. Evidentemente o i membri del Governo sono sovraimpegnati, ma dai risultati non si capisce su cosa, oppure la diserzione del Governo è una presa di distanza umana e politica, non solo sull’argomento in discussione, ma anche su altro.
Come lui, anche chi lo ha poi sostituito, è rimasto solo.
Diciamo subito che il nostro intervento verte solo ed esclusivamente sul tema della Protezione Civile, senza alcun pregiudizio ideologico e senza
alcun riferimento alle vicende di questi giorni, la cui valutazione appartiene, per ora, ad altra sfera istituzionale.
Facciamo una premessa metodologica.
Le narrazioni giornalistiche di questi giorni non ci condizionano nella valutazione di un provvedimento che abbiamo considerato illegittimo sin dalla sua prima lettura e che già nel titolo dimostra la confusione cui sottende.
Si parte dalla situazione delle regioni Campania ed Abruzzo per giungere poi ad una ridefinizione dell’intero sistema della Protezione Civile. Tecnica legislativa completamente errata. Direi solito espediente di provvedimento legislativo omnibus che partendo da un fatto specifico, di apparente secondaria importanza, slitta poi sulle situazioni cui si è effettivamente interessati. Addirittura con questo provvedimento si aumenta il numero dei Sottosegretari. Siamo al calpestio totale di ogni tecnica legislativa, oltre che del buon senso.
I presupposti sui quali gran parte del provvedimento sulla Protezione Civile si basa sono quelli della celerità dei lavori, dell’ efficienza, della immediata risposta alla soluzione di problemi drammatici.
Quasi a dire che in Italia l’ordinarietà non esista e non si possa programmare e realizzare nulla senza la teoria dell’emergenza.
Nel testo del Decreto esiste una descrizione emergenziale che porta a giustificare provvedimenti che di fatto sono frutto dell’immediato intervento.
Ricordiamo che dal lontano 1992 la Protezione Civile ha la possibilità di operare, in deroga ad ogni disposizione vigente. Ovviamente questo può essere possibile solo e soltanto nella vera emergenza.
Sottolineiamo alcune evidenti anomalie giuridiche del provvedimento.
Facciamo riferimento ai cosiddetti, ripeto cosiddetti non a caso, ‘Grandi eventi’ per i quali sono previste corsie preferenziali particolari.
Rammentiamo che le ordinanze della Protezione Civile possono derogare, e il Sottosegretario Bertolaso ha fatto sempre ricorso a questa prerogativa, alle vigenti leggi dello Stato.  Possiamo dire con tranquillità che non sempre questa esigenza è stata giustificata dagli eventi.
Anzitutto contestiamo la definizione di ‘Grande evento’, spesso ricondotta a vicende ordinarie al sol fine di accelerare la prassi di intervento ed aggirare i vincoli delle leggi. Attenzione alla teoria del vincolo!
Spesso quello che viene considerato vincolo non è tale, ma è norma di salvaguardia del diritto. Per le imprese, per i cittadini, per gli stessi operatori. Analogamente contestiamo, per i ‘Grandi eventi’, la teoria dell’urgenza ed eccezionalità.
Appare evidente, anche agli occhi di uno sprovveduto, che tali requisiti sono fictio iuris finalizzata soltanto a giustificare comportamenti anomali e di deroga alla legislazione vigente.
Qui si pone un problema più ampio e di portata generale.
Nella Pubblica Amministrazione e nella politica, spesso si registra la volontà e necessità che, per accelerare i percorsi, si debba fare riferimento alla eccezionalità dell’evento.
Ed allora ne deriva che il Governo usa i Decreti legge per aggirare i tempi lunghi del Parlamento, svuotandone la funzione e irridendo gli stessi Parlamentari nella loro dignità umana e politica.
A questo consegue poi che lo stesso Governo, sempre per accelerare i tempi, fa uso ed abuso del voto di fiducia, vuoi per ridurre i tempi del dibattito, vuoi per comprimere eventuali e legittimi dissensi della maggioranza, vuoi per annientare il ruolo della minoranza. Il risultato è che l’accelerazione dei tempi conduce solo alla riduzione della legalità. Si sacrifica la legalità, ma si deprime il ruolo del Parlamento sulla base dell’emergenza e dei tempi ridotti.
Noi crediamo che anche l’efficienza sia danneggiata e qualcosa possiamo registrarla quotidianamente leggendo le cronache dei giornali e vedendo i risultati prodotti.
Questa è una strada pericolosissima che oltre a svilire il ruolo delle Istituzioni, comprime la teoria dei pesi e contrappesi e della divisione dei poteri che in uno Stato democratico sono alla base del buon funzionamento dei diversi organi dello Stato.
Alcuni esempi.
Sino all’entrata in vigore della legge 142/1990, la legge sull’Ordinamento Locale, nei Comuni e nelle Province d’Italia, le Giunte Comunali e Provinciali assumevano deliberazioni con i poteri del Consiglio che poi doveva ratificare le deliberazioni stesse. Quando le deliberazioni non erano ratificate si aprivano voragini di debiti fuori bilancio con consequenziale responsabilità patrimoniale degli amministratori.
Cosa avveniva in realtà? Le Giunte aggiravano i Consigli deliberando non in casi eccezionali, ma in via ordinaria, e assumendo su di sé i poteri del Consiglio.
La legge 142/1990 ha determinato la fine di questa invadenza sancendo nel dettaglio la divisione dei compiti e mettendo fine alla teoria dell’emergenza.
A me sembra che l’intero sistema della Protezione Civile sia basato sulla teoria della emergenza che, se giustificata in occasione di drammatici eventi, è intollerante, ingiustificata ed assurda nella prassi quotidiana.
Addirittura il provvedimento in esame parla di ‘superamento della prima fase di emergenza’ in evidente contrasto con l’articolo 77 della Costituzione. Lo fa, sottovoce, quasi per far passare in silenzio, una teoria che è scabrosa e che può sottendere altri obiettivi.
Il Governo con il provvedimento in esame compie anche il miracolo di autocertificare le emergenze, in evidente e palese contrasto con le dichiarazioni della Corte Costituzionale.
      Siamo quindi in presenza di un Governo che, da un lato aggira le leggi vigenti e la stessa Costituzione, dall’altro compie i miracoli, ma non lo fa indirizzando gli stessi al bene comune dei cittadini, ma creando miracoli falsi al fine di giustificare l’aggiramento spudorato ed avvilente della legge.
      Questa è l’intera impostazione generale del provvedimento: aggirare la legge e per dimostralo faccio ulteriori esempi.
      Dove esiste nel nostro ordinamento la possibilità unilaterale di annullare o sospendere gli effetti di contratti reciprocamente sottoscritti?
Soltanto nella Protezione Civile che può, ingannando gli ignari fornitori, farlo tranquillamente creando anche i presupposti per una soggezione economica e giuridica degli stessi fornitori.
      Dove esiste nel nostro ordinamento la possibilità di commistione di ruolo tra potere di Indirizzo e potere di Gestione?
Solo nella Protezione Civile dove il Sottosegretario è anche il Capo del Dipartimento assommando su di sé funzioni, e non solo, che normalmente vanno divise non per indebolire l’Organo, ma per rafforzarlo e garantirlo.
      Quando poi si commisura l’indennità del Capo della Protezione Civile al numero dei commissariamenti si rende palese ed evidente la vera volontà che soggiace all’azione di Governo: commissariare l’Italia per snellire le procedure ed agevolare il raggiungimento dei risultati. Quali? Senza polemica verrebbe da aggiungere: di chi?
      Come si può pensare di racchiudere nelle mani di una sola persona compiti diversi e spesso opposti? Non è possibile.
La teoria dell’emergenza non è quella di uno Stato di diritto.
Noi siamo grati alla Protezione Civile per quello che ha fatto negli eventi eccezionali che il Paese ha subito, ma non possiamo accettare che la Protezione Civile diventi una zona franca che agisce fuori dalle regole dello Stato e spesso contro le regole dello Stato. Non fa bene questa logica allo Stato, ai cittadini, al Governo e nemmeno alla Protezione Civile. Penso anche che non faccia bene nemmeno al Sottosegretario Bertolaso.
      Continuamo ancora con qualche esempio e ci riferiamo sempre al provvedimento in discussione, là dove parla di dissesto idrogeologico.
      Si prevede di nominare tre commissari ad acta, anche qui. Tre commissari con poteri immensi che scendono dal cielo, nessuno deve discuterli e racchiudono in se poteri delle Regioni e dei Comuni.
      È evidente essendo la legislazione in materia di difesa del suolo, legislazione concorrente tra Stato e Regione, che la norma appare ovviamente incostituzionale. Consentitemi di aggiungere che è anche illogica, antidemocratica e foriera di guai diversi a partire dal conflitto di interessi.
      La risposta del Governo anche qui è quella del coordinamento, della celerità e della prevenzione. Va bene. Ma lasciamo questi compiti a chi la Costituzione destina a questi compiti e lasciamoli fare con il rispetto delle leggi.
Le scorciatoie sono pericolose.
Mi rendo conto, però, che la filosofia intera del provvedimento è la scorciatoia. Quando la filosofia è questa viene da pensare che stiamo in presenza di una mentalità pericolosa e deviata. Siamo in presenza di un neocentralismo arrogante e disumano.
      Da un lato il Governo parla di Federalismo e spesso lo fa per giustificare che chi ha di più conservi quello che ha, a danno di chi ha meno. Dall’altro sempre lo stesso Governo prevede un soffocamento ed annientamento delle Autonomie Locali spaventoso ed addirittura riconducibile, storicamente, allo Stato albertino.
      Nessuno potrebbe condannare l’eccezionalità di procedure straordinarie in presenza di eventi drammatici, imprevisti e sporadici.
      Quando però il lettore, o se volete il Parlamentare, legge di identiche procedure a proposito di eventi che riguardano San Giuseppe da Copertino, che ricordo essere il protettore degli studenti e lo dico per sottolineare che chi ha preparato il provvedimento ha poco a che fare con lo studio, o legge che le procedure eccezionali sono attuate per la Vuitton Cup, si chiede in quale Stato vive.
      La possibilità dei ‘Grandi o piccoli eventi’, gestiti dalla Protezione Civile, è un’aberrazione istituzionale e giuridica anche perché può portare al totale esproprio della competenza istituzionale attraverso l’avocazione a sé di eventi che si intendono privilegiare e quindi di Comuni, Province o Regioni che si intendono aiutare.
      Parliamo di Europa, di libera concorrenza. Parliamo di trasparenza e di liberalizzazioni. Poi ci imbattiamo in un provvedimento di tal fatta che fa inorridire, noi diciamo, giustamente, addirittura Confindustria che è preoccupata della riduzione di appalti dagli importi esosi al libero mercato.
      Siamo in presenza di un eccesso di statalismo, quello peggiore.
      Uno Stato che intende sostituirsi alle leggi, alla libera concorrenza, alla fantasia, alla creatività.
      Uno Stato che vuole predeterminare tutto, indirizzare tutto, decidere tutto, controllare tutto. Uno Stato padronale. Uno Stato che mangia i propri figli e lo fa irridendo le Regioni, le Province, i Comuni. Uno Stato che soffoca i cittadini e riduce libertà e democrazia ad una visione egocentrica e personale del ‘signore’ che governa. Uno Stato dove chi comanda è depositario di una sorta di ius primae noctis su determinate opere.
      L’Italia deve essere fiera di quanto fatto dalla Protezione Civile e qui voglio ricordare con affetto e stima il padre della Protezione Civile, l’onorevole Giuseppe Zamberletti che agiva in condizioni primitive rispetto alle attuali, non senza raggiungere risultati eccellenti.
      Gli italiani devono essere contenti di aver creato un sistema efficace, da tutti invidiato che è vicino ai cittadini nei momenti peggiori della propria vita, quando sono indifesi di fronte ad eventi calamitosi e drammatici che spesso portano tantissimi lutti.
      Tutto questo, però, dobbiamo farlo nello Stato e non fuori di questo. Dobbiamo farlo attraverso le leggi e non contro le leggi.
      Il provvedimento in discussione evidenzia il totale disprezzo delle regole, rende eccezionale anche l’ordinario, prevede scorciatoie piene di interessi poco chiari, rende offuscata l’immagine della Protezione Civile.
      Delinea un quadro antidemocratico verso le Istituzioni, i cittadini e gli Enti Locali.
      Per tutti questi motivi, se rimane ancora buonsenso e rispetto delle Istituzioni, del che in molte occasioni è legittimo dubitare, invito il Governo ed il Sottosegretario Bertolaso ad avere il coraggio di ritirare le parti del Decreto che offendono anzitutto chi le ha pensate, poi chi le ha scritte ed infine mortificano lo Stato, quello di diritto e quello etico, cui noi ogni giorno tendiamo.
      Concludiamo dicendo che questo Decreto mortifica anche la persona nella sua intelligenza, nella sua libertà e nell’idea di democrazia che non dovrebbero essere un optional, né tantomeno dovrebbero essere discusse in questa prestigiosa Aula perché calpestate da un siffatto Decreto.
Noi del gruppo del Partito Democratico abbiamo fiducia che vogliate ragionare ... almeno una volta.
Grazie.
 

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