Tutela dei prodotti tipici e di qualità

Le denominazioni protette- IGP DOP e STG

La materia è disciplinata a livello comunitario sino dal 1992, quando il Consiglio ha adottato il regolamento (CEE) n. 2081/92[1] sulle denominazioni d’origine e sulle indicazioni geografiche, ed il regolamento (CEE) n. 2082/92[2] sulle specialità tradizionali, oggi entrambi sostituiti dal regolamento (CE) n. 510/2006[3] e regolamento (CE) n. 509/2006[4].

La disciplina approvata nel ’92 era diretta ad introdurre un regime comunitario di protezione di prodotti agricoli di qualità, al fine di garantire condizioni di concorrenza uguali fra i produttori, superando la preesistente eterogeneità di disposizioni dei Paesi membri, e rispondere all’esigenza di tutelare il consumatore, assicurandogli informazioni chiare e sintetiche sull’origine del prodotto, da esporre in etichetta sulla base di norme che assumono pertanto carattere di specialità rispetto alla normativa generale sull’etichettatura.

Le modifiche apportate con la nuova versione dei due regolamenti, dove restano sostanzialmente invariate le definizioni delle denominazioni, attengono essenzialmente alle procedure per il riconoscimento che dovrebbero risultare semplificate e abbreviate[5], ed alla volontà di consentire l’iscrizione nei registri comunitari di denominazioni legate ad un territorio di origine non comunitaria, accogliendo  quanto emerso in sede di negoziati WTO e per maggiore aderenza all’accordo TRIPS sulla tutela internazionale dei diritti di proprietà intellettuale. Il regolamento sulle DOP e sulle IGP prevede infatti la possibilità di assicurare la protezione mediante registrazione anche ai prodotti dei paesi terzi che siano già oggetto di analoga tutela nel loro paese d'origine (considerando n. 13 e art. 5, par. 9, primo comma del reg. 510; in precedenza la registrazione era aperta ai paesi terzi - dall’art. 12 - su base di reciprocità e in condizioni di equivalenza). Il regolamento sulle specialità tradizionali garantite concede ad ogni produttore, anche di un paese terzo, di associare la denominazione STG al prodotto, a condizione che tale prodotto sia conforme ad un disciplinare sul metodo di produzione, e che la verifica del rispetto del disciplinare sia effettuata prima della immissione sul mercato sia da una autorità pubblica designata dal paese terzo, che da uno o più organismi di certificazione conformi alle norme europee o internazionali di certificazione (EN 45011 o ISO/CEI 65) (considerando n. 14 e artt. 7 e 15).

Il Reg. (CE) n. 510/2006 si applica ai prodotti agro-alimentari destinati all'alimentazione umana, con l'espressa esclusione dei vini e delle bevande spiritose, disciplinati per questi profili separatamente, con provvedimenti che hanno visto la luce già alla fine degli anni ‘70. Scopo del regolamento è quello di assegnare ai detti prodotti una denominazione d’origine o una indicazione geografica in ragione delle specificità possedute, da ricollegarsi essenzialmente al territorio e alle caratteristiche organolettiche che diventano irripetibili al di fuori del territorio designato come area di produzione. In entrambi i casi pertanto si tratta di prodotti a forte caratterizzazione territoriale, da cui consegue l’attribuzione di una denominazione che si identifica con il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese.

La definizione di specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli o alimentari è desumibile dall’art. 4 del Regolamento (CE) n. 509/2006, ai sensi del quale un prodotto agricolo o alimentare, per essere iscritto nel registro delle IGP, deve “essere ottenuto utilizzando materie prime tradizionali oppure essere caratterizzato da una componente tradizionale o aver subito un metodo di produzione  e/o di trasformazione che rispecchia un tipo tradizionale di produzione e/o di trasformazione”; in altri termini, come è stato efficacemente sintetizzato, deve corrispondere ad una ricetta tradizionale, con ciò sottolineando che al legame con il territorio si sostituisce la metodologia produttiva.

Le denominazioni d’origine protetta e le indicazioni geografiche protette

Il Reg. CEE 510/2006 detta le norme per l'attribuzione della Denominazione di Origine Protetta (DOP), al fine di poter designare con il nome della regione, o del luogo d'origine, un prodotto agro-alimentare originario della regione o del luogo medesimo. Il prodotto deve presentare qualità particolari, dovute principalmente o esclusivamente all'ambiente geografico, comprensivo dei fattori naturali ed umani; è inoltre richiesto che le diverse fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione si svolgano tutte nell'area geografica delimitata. Con l’attribuzione di una denominazione esclusiva viene garantito al prodotto l'uso di un elemento in grado di identificarlo con immediatezza, separandolo dalla originaria categoria di appartenenza.

Come detto il Reg. (CE) 510/2006 fissa anche le regole per il riconoscimento dell'Indicazione Geografica Protetta (IGP), disponendo che un prodotto possa essere designato con il nome di una regione o di un luogo determinato a condizione che sia originario di tale regione o di tale luogo, che una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica del medesimo, possa essere attribuita all'origine geografica, nonché che almeno una delle tre fasi sopracitate - produzione, trasformazione ed elaborazione - si svolga nell'area geografica determinata. Viene in tal modo confermato il legame tra prodotto e territorio, ma tale legame è meno intenso di quanto richiesto per una DOP, essendo sufficiente che una sola operazione si svolga sul territorio individuato.

Il regolamento disciplina, in particolare, i seguenti profili:

   Definizioni

Oltre alla definizione di DOP e di IGP sopra ricordate, il regolamento reca (art. 3) la definizione di denominazioni divenute generiche, allo scopo di vietarne la registrazione. Sono da considerarsi generici i nomi di prodotti che, pur collegati con il nome della regione o del luogo in cui essi siano stati inizialmente prodotti o commercializzati, siano tuttavia divenuti, nel linguaggio corrente, il nome comune di un prodotto agricolo.

   Disciplinare di produzione

Condizione essenziale affinché un prodotto possa beneficiare di una delle diciture menzionate è la sua conformità ad un disciplinare, il cui contenuto minimo è determinato con l’art. 4. Ai sensi dell’art. 9 il disciplinare può essere modificato su richiesta dello Stato membro.

   Procedura di registrazione di una denominazione

I soggetti cui è consentito, a norma dell’art. 5, di inoltrare la domanda per ottenere la registrazione comunitaria di una DOP o IGP sono esclusivamente le associazioni di produttori e/o trasformatori, oppure, a titolo eccezionale ed alle condizioni stabilite dall’art. 2 del  reg. (CE) 1898/2006 di applicazione[6], le persone fisiche o giuridiche. Per la registrazione di denominazioni ricadenti in aree geografiche transfrontaliere possono attivarsi diverse associazioni per la presentazione di una domanda comune.

La domanda, cui va accluso il disciplinare, deve essere inviata allo Stato membro sul cui territorio è situata l'area geografica di produzione della DOP, il quale Stato, verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, la trasmette alla Commissione. In attesa della pronuncia comunitaria è consentito a singoli Stati di accordare alla denominazione una protezione transitoria valida solo sul proprio territorio; alla protezione transitoria può essere fatto ricorso anche in caso di modifica di un disciplinare.

Le domande relative ai prodotti di paesi terzi vanno presentate alla Commissione, direttamente o tramite un’autorità del Paese di appartenenza, e debbono includere la documentazione che comprovi la protezione del paese d’origine.

La norma richiede infine agli Stati membri di adottare le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative necessarie per l'osservanza delle norme testé illustrate[7].

Gli artt. 6 e 7 prevedono che, entro dodici mesi dalla ricezione della domanda, la Commissione UE proceda ad un esame formale della medesima e aggiorni mensilmente l’elenco, che deve essere pubblico, delle domande di registrazione. In caso di esito positivo, il documento unico e il riferimento della pubblicazione del disciplinare sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della UE; qualora non vengano presentate opposizioni nel termine di sei mesi, la denominazione è iscritta nel "Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette", e di essa viene data notizia nella Gazzetta Ufficiale UE.

Le norme consentono, a chiunque sia interessato, anche se stabilito in un paese terzo, di far valere i propri diritti presentando una dichiarazione debitamente motivata alla Commissione tramite lo Stato di appartenenza, entro sei mesi dalla prima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. La disposizione fissa le condizioni di ricevibilità della dichiarazione d'opposizione.

   Strutture di controllo

Ai sensi degli artt. 10 e 11 agli Stati membri compete la individuazione delle strutture di controllo deputate alla verifica della conformità al disciplinare dei prodotti che utilizzano le DOP e le IGP, designando la, o le, autorità il cui elenco è pubblicato nella Gazzetta comunitaria[8].

Le autorità che verificano il rispetto dei disciplinari debbono garantire obiettività ed imparzialità nei confronti del "controllato", nonché disporre di esperti e mezzi adeguati; gli organismi di certificazione dei prodotti dovranno rispondere alla norma EN 45011 o ISO/CEI 65 a decorrere dal 1° maggio 2010[9].

I costi dei controlli sono a carico dei produttori che utilizzano le denominazioni protette.

   Tutela contro abusi e contraffazioni

L’art.13 definisce l’estensione della tutela assicurata ai prodotti a denominazione d’origine, conseguente alla registrazione della denominazione nel rispetto della disciplina comunitaria.

In particolare vengono vietati:

-          l’utilizzo abusivo delle denominazioni registrate per prodotti comparabili, o comunque per prodotti per i quali si renda possibile l’indebito sfruttamento della maggiore notorietà dei prodotti tutelati;

-          qualsiasi usurpazione, evocazione o imitazione della denominazione. L’illiceità non viene peraltro meno neanche se viene contemporaneamente indicata la vera origine del prodotto, né se la denominazione protetta viene riportata in traduzione o accompagnata da espressioni quali “genere”, “tipo”, “metodo”, “alla maniera”, “imitazione” e altre similari;

-          ogni altra indicazione falsa od ingannevole relativa alla provenienza, origine, natura o altre qualità essenziali dei prodotti, usata sulla confezione o sugli imballaggi, nella pubblicità o sui documenti relativi ai prodotti considerati, nonché l'impiego per la confezione di recipienti, che possa indurre in errore sull'origine;

-          qualsiasi altra prassi che possa indurre in errore sull’origine.

Il medesimo articolo 13 regolamenta anche l’ipotesi di una denominazione registrata che contenga una denominazione generica, o la coesistenza di una denominazione registrata con una denominazione identica non registrata.

Inoltre, l'art. 14 estende la tutela anche all’uso dei marchi identificativi dei prodotti disponendo che sia respinta ogni richiesta di registrazione di un marchio che contrasti con la tutela accordata dall’articolo 13 ad una denominazione già registrata; la registrazione eventualmente già avvenuta viene annullata.

A certe condizioni, accompagnate dalla buona fede, la prosecuzione dell’uso del marchio preesistente è comunque consentita.

Al contrario, infine, in presenza di un marchio preesistente accompagnato da notorietà, la nuova registrazione di una denominazione è negata se sia tale da indurre in errore il consumatore.

Pagamento di tasse

L’articolo 18 autorizza gli Stati membri ad esigere il pagamento di una tassa a copertura delle spese conseguenti all’esame delle domande di registrazione, alle dichiarazioni di opposizione, alle richieste di modifica o cancellazione da essi sostenute[10].

Le specialità tradizionali garantite

Il reg. n. 2082/92, ora sostituito dal regolamento (CE) n. 509/2006, ha introdotto nella normativa comunitaria un sistema di tutela delle Specialità tradizionali Garantite, con l’assegnazione di una attestazione che riconosce l’esistenza in un prodotto di caratteristiche degne di tutela in ragione: dell’utilizzo di materie prime tradizionali, del metodo tradizionale di produzione o trasformazione, dell’uso di una denominazione tradizionale o consacrata dall’uso. L’applicazione del regolamento si estende a tutti i prodotti agricoli di cui all’allegato I del trattato, nonché ai seguenti prodotti alimentari: Birra; cioccolata e altre preparazioni alimentari contenenti cacao; prodotti della confetteria, della panetteria, della pasticceria o della biscotteria; paste alimentari anche cotte o farcite; piatti precotti; salse per condimento preparate; minestre o brodi; bevande a base di estratti di piante; gelati e sorbetti.

Con la concessione della STG, denominazione peraltro introdotta proprio dal reg. 509 che ha disposto la sostituzione della precedente espressione “attestazione di specificità” con quella più facilmente comprensibile di “specialità tradizionale garantita”, la Comunità attesta che un prodotto possiede un insieme di caratteristiche specifiche conseguenti al rispetto delle regole di produzione stabilite. La specificità, peraltro, può anche collegarsi alle tradizioni di una determinata area geografica, ma l’elemento qualificante deve essere la procedura stabilita nel disciplinare relativamente alle modalità di produzione. In base all’art. 4, comma 1, infatti, il prodotto deve “essere ottenuto utilizzando materie prime tradizionali oppure essere caratterizzato da una componente tradizionale o aver subito un metodo di produzione  e/o di trasformazione che rispecchia un tipo tradizionale di produzione e/o di trasformazione”.

In proposito è significativo che per definire la sostanza delle attestazioni di specificità si sia utilizzata la espressione di “ricette tradizionali”, peraltro utile anche per evidenziare come dal campo di applicazione del reg. n. 509 vengano a trovarsi esclusi i prodotti semplici come gli ortofrutticoli.

Il riconoscimento di una STG, proprio perché prescinde dalla esistenza di un legame geografico fra prodotto e territorio, diviene patrimonio dell’intera collettività, comunitaria e non, e chiunque, ovunque ubicato, produca quello specifico alimento nel rispetto delle regole stabilite con il disciplinare, può fregiarsi della relativa denominazione accompagnata dal logo “specialità tradizionale garantita”. Il prodotto è pertanto tutelato in quanto risultato di una consolidata tradizione che ne assicura caratteri distintivi, senza che sia richiesto alcun legame con l’area dove sia eventualmente stata elaborata quella modalità di produzione. Successivamente alla registrazione, ed alla sua pubblicazione nella gazzetta comunitaria, il nome non può più essere utilizzato per quei prodotti che non rispondano al disciplinare e tutti gli Stati membri sono tenuti a garantirne la protezione giuridica contro ogni utilizzazione abusiva o fallace, e contro le contraffazioni (art. 17).

Quanto alla denominazione della quale si chiede la registrazione (articolo 4, par. 2), il provvedimento comunitario, peraltro non chiarissimo, esige che essa sia di per sé specifica, oppure indichi la specificità del prodotto; la denominazione specifica deve essere tradizionale e conforme ad una normativa nazionale o essere consacrata dall’uso. L’articolo 4, par. 1 secondo comma vieta espressamente la registrazione di una STG le cui caratteristiche risiedano nella provenienza o nell’origine geografica; può tuttavia essere autorizzato l’uso di un termine geografico, purché non vengano infrante le disposizioni che disciplinano la proprietà intellettuale, in particolare le specifiche norme sulle indicazioni geografiche (cfr. reg. 510/2006) e sui marchi.

La protezione accordata dal regolamento riguarda l’intera area comunitaria.

 



[1]     Reg. (CEE) 14 luglio 1992, n. 2081/92,  Regolamento del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli ed alimentari.

[2]     Reg. (CEE) 14 luglio 1992, n. 2082/92, Regolamento del Consiglio relativo alle attestazioni di specificità dei prodotti agricoli ed alimentari.

[3]     Reg. (CE) 20 marzo 2006, n. 510/2006, Regolamento del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari.

[4]     Reg. (CE) 20 marzo 2006, n. 509/2006, Regolamento del Consiglio relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari.

[5]     Il precedente sistema di riconoscimento prevedeva il ricorso ad atti di notifica, che sono ora sostituite dalle trasmissione di semplici dichiarazioni, nonché alla trasmissione di comunicazioni ora ritenute superflue e quindi abolite.

[6]     Reg. (CE) 14 dicembre 2006 n. 1898/2006,  recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari.

[7]     Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha approvato il Decreto 21 maggio 2007, Procedura a livello nazionale per la registrazione delle DOP e IGP ai sensi del regolamento CE 510/2006.

[8]     L’elenco delle strutture di controllo comunicate dagli Stati membri è stato da ultimo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C n. 317, 13/12/2005 .

[9]     Tali norme, la cui entrata in vigore è stata più volte procrastinata, stabiliscono i criteri generali in base ai quali gli organismi di certificazione dei prodotti possono ottenere un riconoscimento valido a livello europeo o internazionale.

[10]    In merito a tale norma va rammentato che la L. n. 296/06- finanziaria 2007 con il comma 1051 ha introdotto un contributo, a carico dei consorzi di tutela, destinato a coprire le spese amministrative conseguenti all’applicazione delle norme comunitarie sulle denominazioni protette, incluse in particolare quelle per l’esame delle domande di registrazione, di opposizione, di cancellazione o di modifica delle denominazioni d’origine (DOP) e delle indicazioni geografiche protette (IGP). La determinazione dell’importo dovuto e la definizione delle modalità di versamento debbono ancora essere determinate con un decreto del dicastero agricolo, di concerto con quello dell’economia.